Ode a Genova
Che quando la vedi per la prima volta ti fa schifo.
Che quando la vedi per la seconda volta puzza.
Che quando la vedi per la terza volta te ne innamori e non puoi più stare senza.
Che quando la vedi per la seconda volta puzza.
Che quando la vedi per la terza volta te ne innamori e non puoi più stare senza.
Ode ai vicoli, ai loro suoni, ai loro profumi e anche alla loro puzza.
Ode a via di Chiabrera e al suo cinema porno per ratti.
Ode a piazza delle Erbe, agli incontri casuali, alla pressione della gente che sembra di stare ad un concerto.
Ode ai vicini di casa, tutti. Perché quando vivi nei vicoli sono tutti vicini di casa.
Ode alla taverna di Zaccaria che ti porta da mangiare sulle scale della chiesa escusaseèpoco.
Ode alla Posta Vecchia, che è il B-Side della Lepre ma non è altrettanto affascinante.
Ode a "Io mi trovo dietro".
Ode al Banano Tsunami che sarebbe meglio se fosse come il Milk ma non è come il Milk eppure si dividono le serate dell'anno.
Ode al Porto Antico tutto, perché anche se c'è liquame li intorno a te sembra di essere al mare in mezzo alla città.
Ode a quelli che ci si lanciano dentro a quel liquame per fare una nuotata, e ti fan rendere conto di non essere l'unico a pensarla cosi.
Ode alle case senza luce e alle case col terrazzo sul tetto.
Ode alle feste in casa di questo o di quello, che ci finisci solo perché c'è la tipa che t'interessa ma che si intrattiene solo con un altro e tu allora ti dedichi agli altri e passi una serata che più assurda non avresti potuto immaginarla.
Ode ai commercianti del quartiere, che fanno come i commercianti dei paesini, e allora il centro storico altri non è che una piccola provincia costellata di comuni con 500 abitanti. Ode al campanilismo.
Ode al levante e al ponente, che basta che fai 10 km e sembra di esser lontani anni luce dalla "città".
Ode a Genova, grande come una città ma che vive come un paesotto.
Ode alle corse nei vicoli che quando spunti da un angolo sicuro collidi con un motorino, un'anziana o un cane.
Ode allo ZTL che ti fa entrare in auto in un mondo dove le auto non dovrebbero stare e ti sembra di essere a Gardaland dentro il mondo Egizio.
Ode a piazza Dante e alla casa di Colombo, alle lunghe chiacchierate su quelle scale e su quei muri senza soffitto.
Ode alla latteria di piazza S. Donato e alle bottiglie di fragolino rigorosamente in bicchieri di plastica 50cl.
Ode a Melina Riccio, la profeta del nuovo mondo, e alle sue parole d'amore che comunque vada ti fanno sorridere.
Ode a MGZ, il profeta maschio che con Genova non c'entra machisonoioperdirlo.
Ode a Bob Quadrelli che non è ancora profeta ma presto lo diventerà.
Ode alle università, sempre in guerra tra loro ma pronte a far festa tutte insieme.
Ode a tutte le cose brutte che ci sono a Genova, ma che quando chiedi a questo o a quello scopri che qualcuno le ama lo stesso per qualche motivo.
Ode ai giardini di plastica che chissaperche mi ricordano Terminator2. E potevosceglieremiglioriesempi.
Ode a S. Luca, all'Ekom che c'era nel momento del bisogno, ai suoi negozi di cellulari, a Namaste e agli indiani e ai cinesi che per le feste in maschera sono davvero dei Jolly.
Ode a corso Gastaldi, che comunque vada sarà sempre la mia prima casa. E la mia seconda famiglia.
Ode alla focaccia, che come la mangi qui non la mangi da nessun'altra parte. E quando sei qui non la mangi. E quando sei altrove la rimpiangi.
Ode al Buridda, che risolve spesso serate senza speranza.
Ode al mercato Orientale, che non sai che c'è ma quando ci entri sembra di stare altrove.
Ode alle cacche di cane davanti al portone e :"Caro cane, se non la smetti di farti portare qui a fare le deiezioni qualche giorno ti avveleno il padrone".
Ode ai caschi sotto braccio e a quelli in testa al contrario.
Ode a S. Lorenzo, la via del vento dove succede sempre qualcosa di buffo.
Ode alla sopraelevata, perché non importa quanto tu sia stato via, quando torni e la prendi ti senti abbracciato dalla città tutta.
Ode alla Tosse che ti fa avvicinare al teatro piano piano.
Ode al ponte monumentale perché ti senti un uccello li sopra.
Ode alla gente che è chiusa come un riccio [di mare] ma che quando ti fa entrare li, dentro la scorza, sai che non ne uscirai più.
Ode agli sconosciuti che ti guardano storto, e a quelli che nonti guardano storto e li adori più di tutto il mondo.
Ode alle persone che conosci e che non scorderai mai, anche se ci hai condiviso pochi istanti, e sicuro eri gonfio, e minchia come stavo e non facciamo che...
Ode a quelle persone in particolare che conosci cosi bene che puoi non vederle per un anno, due, dieci ma che d'un tratto ti trovi davanti a piazza S. Lorenzo o dietro l'angolo di via di Scurreria, in mezzo alla folla e le riconosci anche ad uno sguardo fugace.
Ode all'inchiostro sulla pelle.
Ode a chi c'è stato, per poco o per tanto, perché è diventato parte della città.
