[a.k.a. SMILE! It's Zombie Time]
In ritardo lo so. In fottuto ritardo per la precisione.
Ma proprio non s'è potuto anticipare.
Ed ora ve la dico tutta la storia degli zombie, giuro!
Introduzione
Esistono nell'immaginario letterario e cinematografico diverse tipologie di creature non morte tra cui gli zombies, per l'appunto. Uno zombie altri non è che un essere umano morto e tornato alla vita. I vari filoni letterari e cinematografici hanno presentato le motivazioni più svariate per cui questo fenomeno avvenisse, dal voodoo alla contaminazione batteriologica, da un virus ad una malattia del sistema nervoso centrale. Qualunque fosse la causa dell'insorgere della malattia, i sintomi riscontrabili erano decisamente affini: la vita dopo la morte e la perdita di gran parte delle funzioni vitali, eccezion fatta per la locomozione, la percezione sensoriale e l'appetito. Si può considerare, senza troppo timore di smentita, che il padre di tali creature fosse George Romero il quale, con un budget ridottissimo, diresse e girò il primo zombie movie: Night of the living dead nel 1968, diventato in breve un cult cinematografico.
Svolgimento
A differenza di tanti altri registi e scrittori del settore, il nostro caro Romero si è inventato un modo per comunicare con le persone, utilizzando la sottolingua degli zombies. I suoi films sono degli horror di medio buona qualità presi per quello che sono; guardandoli attentamente però si possono ritrovare svariati sottolivelli di lettura che li rendono film superiori, tanto per parlare come Alex di Everything is illuminated [lunga vita a Eugene Hutz e, soprattutto, a Foer]. Nello specifico ogni singolo film di Romero, almeno quelli del ciclo zombies, rappresenta una sua mirata critica alla società contemporanea americana. Il bello è che è un processo in divenire e si modifica e matura e acquista nuovi spunti di pari passo con lo svilupparsi della cultura americana e dei suoi governanti, soprattutto. Il primo, ad esempio, osteggia fortemente la guerra del Vietnam e il fanatismo che ruota intorno alla militarizzazione e all'armamento. Il secondo, Dawn of the dead, presenta una critica spiccata al consumismo; il terzo, Day of the dead, al governo Reagan. Il quarto, Land of the dead, al governo Bush e ai delicati rapporti collegati all'11 settembre [n.d.r. sarà perché sono vicende a me contemporanee e non lette su qualche libro/sito ma in quest'ultimo impressiona il modo in cui il regista faccia interpretare ai protagonisti della pellicola fatti realmente accaduti e personaggi realmente esistiti, inserendoli nell'eterna guerra zombies-umani; tanto per fare un paio di esempi: il centro della società umana è una torre che i non-morti prendono di mira e il "capo" degli umani è disposto a sacrificare la torre e i suoi simili, in essa contenuti, pur di salvare il suo predominio, mentendo e raggirando il suo stesso esercito].
Conclusioni
C'è un ulteriore elemento che a mio avviso varrebbe la pena di sviluppare: la velocità degli zombie [ce l'abbiamo fatta direte voi, accaniti lettori del Pianeta]!
Il filone di pellicole romeriane presenta degli zombie "senza cervello" che si muovono lentamente ma inesorabilmente. Non sanno correre, saltare, arrampicarsi, utilizzare cose. Vanno solo avanti e avanti e avanti e vogliono mangiare. Non sono mai sazi. Solo nel quarto film iniziano ad organizzarsi ed eleggono anche un capo, ma credo sia solo una licenza poetico/cinematografica.
Altri filoni, quello inglese con Danny Boyle e i suoi 28 days later per esempio, presentano dei non-morti decisamente arzilli, che corrono, che urlano, che si organizzano e appostano.
Irrilevante se preferiate l'uno o l'altro. Per me gli unici zombie sono quelli di Romero ma i gusti sono soggettivi. Il punto è un altro.
Nei film di Romero gli zombies incarnano la massa di persone, prive di spirito decisionale, stupide, motivate solo dai propri bisogni; oltre il livello di lettura superficiale [creature cattive - uomo si difende] e oltre quello più profondo [zombies=massa - esseri umani=individualismo e non-omologazione] si possono trovare ulteriori elementi caratteristici del comportamento dell'uomo.
Gli uomini, nei film, potrebbero tranquillamente scappare anche da ottomila zombies famelici poiché questi non riuscirebbero a rincorrerli. Si muovono al passo, instancabili, vero, ma pur sempre al passo. Eppure a nessuno viene mai in mente di correre a fianco di tutti e fuggire. Non si sa dove ma fuggire. Inoltre quando gli umani vengono attaccati si paralizzano. Potrebbero gestirla in moltissimi modi ma si limitano a bloccarsi e aspettare il sopravanzare della morte e della resurrezione. Beh perché? Perché non reagiscono? Perché non approfittano della lentezza degli zombies per pensare al da farsi?
Beh perché così facciamo noi esseri umani veri, fuori dalla celluloide. Stiamo li a guardare che la nostra vita vada a rotoli, a partire dalla microscala fino ad arrivare alla macro, dalle relazioni interpersonali, ai rapporti tra i vari stati e alla decadenza definitiva della razza. Stiamo li e guardiamo. Qualcuno reagisce ma sono troppo pochi per riuscire anche a salvare chi si paralizza. La maggior parte di noi attende con terrore, ma ipotizzo anche con amaro piacere, il sopraggiungere della disfatta. E' questo il grande scacco che Romero dà ai colleghi. Io adoro Danny Boyle e trovo che 28 days later sia un film stupendo ma gli zombies corrono contro le persone e le persone si possono solo affidare ai propri riflessi, e c'è da considerare che alcuni potrebbero non possederli. Volendo fare un parallelismo con Romero "la massa stupida di Boyle da la possibilità di salvarsi solo a coloro che riescano a vedere molto molto lontano" mentre Romero, forse, denuncia una possibilità di salvezza per tutti, cosa ancora più grave perché nessuno, di fatto, si salva. C'è speranza da parte di Romero nell'umanità, ma c'è anche grande pessimismo verso la contemporaneità.
E' da tempo che mi frulla in testa e in qualche modo dovevo condividerlo. Ora, se vi doveste un giorno trovare di fronte ad uno zombie, non scordatevi di ricordarvi di pensare.
E' sempre e solo l'unica soluzione.
Where were you when I was hurt and I was helpless?
mercoledì 28 marzo 2012
lunedì 19 marzo 2012
Adesso che tutto sembra a posto...
Per la prima volta dalla sua nascita, ho saltato un appuntamento col pianeta.
Cazzo.
Avrei dovuto parlarvi della velocità degli zombies ieri e di come questa influisce sul comportamento umano ma poi sono stato rapito a Pavia.
Avrei potuto farlo stasera ma ho dovuto gustare le specialità locali [e lasciatevi dire che se un posto annovera tra le specialità locali rane, lumache e quaglie forse proprio un gran bel posto non è]. Fattostà che proprio non ce la posso fare.
Sono sobrio e stanco, e queste due condizioni, se si verificano contemporaneamente, inficiano l'elasticità del pensiero.
Quindi chiedo venia e vi rimando ad un indefinito prossimamente e mi guardo il finale di stagione di Walking Dead, così magari la mia riflessione risulterà più accurata.
Però fidatevi, è un bel pensiero quello sugli zombies, quindi di tanto in tanto tornate qui e verificate se ho avuto tempo di condividerlo!
Ai colori pastello ho sempre preferito il nero, ma che senso aveva dirtelo?
...manco io, manchi tu.
Cazzo.
Avrei dovuto parlarvi della velocità degli zombies ieri e di come questa influisce sul comportamento umano ma poi sono stato rapito a Pavia.
Avrei potuto farlo stasera ma ho dovuto gustare le specialità locali [e lasciatevi dire che se un posto annovera tra le specialità locali rane, lumache e quaglie forse proprio un gran bel posto non è]. Fattostà che proprio non ce la posso fare.
Sono sobrio e stanco, e queste due condizioni, se si verificano contemporaneamente, inficiano l'elasticità del pensiero.
Quindi chiedo venia e vi rimando ad un indefinito prossimamente e mi guardo il finale di stagione di Walking Dead, così magari la mia riflessione risulterà più accurata.
Però fidatevi, è un bel pensiero quello sugli zombies, quindi di tanto in tanto tornate qui e verificate se ho avuto tempo di condividerlo!
Ai colori pastello ho sempre preferito il nero, ma che senso aveva dirtelo?
...manco io, manchi tu.
sabato 17 marzo 2012
Questa irrefrenabile voglia di spaccare tutto
Avrei voluto scegliere diversamente nella vita.
Magari peggio, credo meglio, ma comunque diversamente.
Avrei voluto essere altrove ora.
Avrei voluto scrivere un intero post su teorie bislacche sulla velocità degli zombie.
Ma credo lo farò domenica p.v.
E invece sono qui. E con qui intendo in quel luogo che una persona molto cara, con grande esattezza, definì "la cazzofottutissima", a gridare il mio dissenso ai quattro cyber-venti.
Come in conseguenza ad ogni balzo avanti nella cultura industriale del nostro paese, magari di tutti ma io parlo per me, ecco arrivare anche sui nostri schermi le grandi migrazioni dei lavoratori. Non perché la "fabbrica" paghi bene, ma solo perché in fabbrica c'è tanto da fare. E così è tutto un affannarsi a fare più ore possibile perché, si sa, cento milioni di centesimi di euro fanno pur sempre un milione di euro.
E produzioni seriali di cieli stellati e sicuri. Molto sicuri perché il team della sicurezza ora è più ricco di due elementi presi a caso da uno stagno e trapiantati in mezzo al niente, alloggiati in un paesino che, non per charme ma solo per desolazione, assomiglia all'insiediamento fantasma di Pentedattilo. Lo conoscete?
E poi per sfortuna nera i tuoi compagni di ventura hanno la voglia di vivere degli abitanti di Pentedattilo e poi ancora non hai un mezzo di trasporto. E che fai?
Provi a girare per il paese e scopri che qui alle 21 chiudono i bar. Alle 21! No, aspettate, bisogna ribadirlo. Alle 21.
Intorno ci sarebbe un mondo ma servono mezzi di trasporto. Bisogna riorganizzarsi.
E' che purtroppo, così, nonostante si lavori divertendosi e nonostante i centomilionidicentesimi di euro, la qualità della vita ne risente parecchio.
Sveglia, buongiorno, colazione in piedi, ore 07:00 pronti in cantiere.
Ore 18 si esce. Ma non si fuma. Casa. No albergo. E non si fuma. E non si bestemmia.
E che cazzo.
Si perché si può fumare solo in certe zone fumo, tra le quali non figura di certo l'automobile. Né la camera. Né qualunque cosa. Eccezion fatta per cinque zone fumo.
E' una dura, costante guerra contro l'impoverimento culturale. Ti distrai un attimo e ti trovi un decerebrato che ama il calcio. Attenzione! La sicurezza del proprio sé pensante è fondamentale.
Ciò che mi consola è un'amara considerazione. Ma non sono sempre stato io l'egocentrico? Forse chi mi ha sempre definito così non ha mai buttato un occhio fuori. Forse sono un egocentrico subdolo e fingo di non esserlo ma sotto sotto insinuo il mio egocentrismo pian piano nelle menti altrui. Non so, la fabbrica è un piccolo universo sociale e come tale bisogna conoscerne le regole base per poterne far parte e poi ci vuole un po' di tempo per adottarne le convenzioni o far pace con esse.
Intanto studiamo.
E scriviamo che è meglio. Ma non qui, o meglio non solo.
Le luci della centrale elettrica ed io c'eravamo abbastanza amati. Ma ora abbiamo litigato.
Per scaldarsi non ci basteranno le nostre mani.
Magari peggio, credo meglio, ma comunque diversamente.
Avrei voluto essere altrove ora.
Avrei voluto scrivere un intero post su teorie bislacche sulla velocità degli zombie.
Ma credo lo farò domenica p.v.
E invece sono qui. E con qui intendo in quel luogo che una persona molto cara, con grande esattezza, definì "la cazzofottutissima", a gridare il mio dissenso ai quattro cyber-venti.
Come in conseguenza ad ogni balzo avanti nella cultura industriale del nostro paese, magari di tutti ma io parlo per me, ecco arrivare anche sui nostri schermi le grandi migrazioni dei lavoratori. Non perché la "fabbrica" paghi bene, ma solo perché in fabbrica c'è tanto da fare. E così è tutto un affannarsi a fare più ore possibile perché, si sa, cento milioni di centesimi di euro fanno pur sempre un milione di euro.
E produzioni seriali di cieli stellati e sicuri. Molto sicuri perché il team della sicurezza ora è più ricco di due elementi presi a caso da uno stagno e trapiantati in mezzo al niente, alloggiati in un paesino che, non per charme ma solo per desolazione, assomiglia all'insiediamento fantasma di Pentedattilo. Lo conoscete?
E poi per sfortuna nera i tuoi compagni di ventura hanno la voglia di vivere degli abitanti di Pentedattilo e poi ancora non hai un mezzo di trasporto. E che fai?
Provi a girare per il paese e scopri che qui alle 21 chiudono i bar. Alle 21! No, aspettate, bisogna ribadirlo. Alle 21.
Intorno ci sarebbe un mondo ma servono mezzi di trasporto. Bisogna riorganizzarsi.
E' che purtroppo, così, nonostante si lavori divertendosi e nonostante i centomilionidicentesimi di euro, la qualità della vita ne risente parecchio.
Sveglia, buongiorno, colazione in piedi, ore 07:00 pronti in cantiere.
undici ore più tardi
Ore 18 si esce. Ma non si fuma. Casa. No albergo. E non si fuma. E non si bestemmia.
E che cazzo.
Si perché si può fumare solo in certe zone fumo, tra le quali non figura di certo l'automobile. Né la camera. Né qualunque cosa. Eccezion fatta per cinque zone fumo.
E' una dura, costante guerra contro l'impoverimento culturale. Ti distrai un attimo e ti trovi un decerebrato che ama il calcio. Attenzione! La sicurezza del proprio sé pensante è fondamentale.
Ciò che mi consola è un'amara considerazione. Ma non sono sempre stato io l'egocentrico? Forse chi mi ha sempre definito così non ha mai buttato un occhio fuori. Forse sono un egocentrico subdolo e fingo di non esserlo ma sotto sotto insinuo il mio egocentrismo pian piano nelle menti altrui. Non so, la fabbrica è un piccolo universo sociale e come tale bisogna conoscerne le regole base per poterne far parte e poi ci vuole un po' di tempo per adottarne le convenzioni o far pace con esse.
Intanto studiamo.
E scriviamo che è meglio. Ma non qui, o meglio non solo.
Le luci della centrale elettrica ed io c'eravamo abbastanza amati. Ma ora abbiamo litigato.
Per scaldarsi non ci basteranno le nostre mani.
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