Che tu sia in un automobile bloccata sulle rotaie dentro un tunnel ferroviario.
Ora, come tu ti sia infilato in questa situazione non ti riguarda, la sfortuna ha modi di agire davvero misteriosi.
O un’eccessiva sbornia, o qualcuno ti ha drogato e ti ha portato e lasciato li. Non lo sai. Non lo saprai mai. Ma soprattutto non è importante.
Dunque tu ti trovi dentro questa automobile e non è neppure la tua, neppure di un tuo amico alla lontana, quindi non ti devi neppure preoccupare di eventuali danni ad essa.
La questione è questa. Tu sei dentro quest’auto, su una ferrovia e sai che prima o poi passerà un treno sopra di te. Dentro di te.
Certo, potresti esser fortunato ed esser capitato in un binario morto. Ma se hai avuto la sfiga di finire con l’auto in un binario ferroviario non avrai certo la fortuna che questo binario sia morto.
E se qualcuno ti ha drogato e ti ci ha portato, perché avrebbe dovuto scaricarti in un binario morto? Voglio dire, già come minimo avrà rubato un’auto per fare questa messinscena, che senso avrebbe usare un binario morto?
Bene. Dunque. Tu sei li, nella tua auto, dentro un tunnel ferroviario, su un binario vivo. E sai che un treno sta per arrivare. Di rimuovere l’auto te lo scordi, non sai in che punto del tunnel tu sia, non sai da che parte arriverà il treno, forse non hai neppure le chiavi. Come sopra. Non è importante.
Il punto davvero importante è che hai un po’ paura, perché comunque sai che il treno sta per arrivare.
Ma non molta perché è un evento ancora fuori dal tuo controllo.
C’è un piccolo pezzo nel cervello che ti mette in guardia, sa quello che succederà e ti avverte, ma è ancora troppo remota come possibilità perché questo possa alterare il tuo stato o gestire i tuoi comportamenti.
Quindi tu sei concentrato principalmente sul perché tu sia li e come tu ci sia arrivato e non pensi all’imminente destino.
Poi d’un tratto succede.
Laggiù in fondo in fondo vedi una lucina.
E’ lontanissima ma la vedi. Ancora non senti alcun rumore, nessuna vibrazione che ti aspetteresti ma vedi comunque quella lucina.
Ancora non sai bene cosa pensare, come sentirti ma il cuore inizia ad accelerare. Un turbine di pensieri.
Come uscire? Cosa fare? Dove andare?
E più la lucina si avvicina più aumenta la matassa di decisioni da prendere e il tempo scorre lentissimo, ma sai che è solo un illusione.
La luce ora è più grande, quanto sarà? A cento metri? Non lo sai, non lo puoi sapere, ma te ne convinci lo stesso.
Sei ancora lì, impalato. Sai che non dovresti stare lì, ma ci stai lo stesso perché sei paralizzato.
Ti odi, perché passi quelli che pensi siano gli ultimi istanti della tua vita immobile a pensare a cosa fare, invece di provare a fare qualcosa e magari a trasformare quegli ultimi istanti in istanti come altri.
Cinquanta metri. Ancora lì che rifletti. Ti guardi intorno velocemente. A destra e a sinistra ma comunque non ti muovi.
Venticinque metri. I pensieri ormai sono una cosa sola. Aprire, uscire, saltare, scansarsi.
Aprireusciresaltarescansarsi. Apruscisaltansarsi. Apransarsi.
Dieci metri. Ormai ti è addosso. Ora le emozioni hanno preso il sopravvento e tu non riesci più a pensare.
Sei sopraffatto.
Cinque metri.
Cazzo cazzo cazzo cazzo.
Bum
Sibilo.
Quando è stato il momento esatto in cui le emozioni hanno preso il sopravvento sulla ragione? C’è stato un punto in cui ancora eri in grado di pensare, poi sei stato rimpiazzato.
Portami a vedere il cielo questa notte, anche se è nuvolo.
Portami a vedere il cielo questa notte, anche se è nuvolo.
Ho tanto caldo anche se è inverno.
Non più.


