venerdì 26 settembre 2014

Lettera ad un'amica (che non c'è, essendoci)

no, guccini non c'entra



Ciao!
E' vergognoso che a 6 giorni dalle nozze io non sia ancora riuscito a raccontarti nulla di nulla, e andando avanti non so quanto migliorerà la situazione.
Sembra sempre di stare per arrivare ad un momento di tranquillità e invece non ci si riposa mai


comunque...Ora ho due minuti quindi inizio, poi quando finirò chi lo sa!


E' stata una giornata stupenda, a partire dalle 15:30, ora della doccia e della vestizione perché c'era caldissimo ed io prima non me la sono sentita...

doccia e via, eran tutti in casa mia e li intorno, amici parenti, vicini

un casino

mia madre nel suo bianco di cattivo gusto era bellissima, per una volta mio padre era in ombra rispetto a lei.

siamo partiti a braccetto, siamo arrivati all'auto con crici che guidava tranquillo, un po' imbarazzato.

siamo arrivati alla chiesa e c'erano ancora tantissime persone li davanti, un po mie un po' di giuli.

ho salutato tutti, ho riconosciuto tutti, ho baciato e abbracciato tutti. avrò dato 500 baci.

c'era caldo, ma non quel caldo che mi sarei immaginato vestito come un pinguino marrone.

un po' di battute, 100 sigarette e le 5 sono arrivate. 
ho fatto entrare quanta più gente possibile, poi mi han detto che stava arrivando la sposa allora sono entrato in chiesa.
c'ero già stato prima, mia nonna era dentro a rinfrescarsi, avevo scambiato due parole col prete. Sono uscito e la maestra amica di Giulia che ha co-prodotto il matrimonio mi ha chiesto se mi piacesse l'addobbo della chiesa. 
le ho risposto che si, era stupendo. 
non lo avevo visto.
ostentavo un relax che non avevo, però lo ostentavo bene, facevo il coglione, ridevo. 
così, per capirsi.



poi è arrivata. 
li finalmente ho realizzato che mi stavo sposando, mi tremavano un pochino le gambe...

la cerimonia è andata benissimo, un continuo scambio di battute col prete che continuava a sottolineare che PER CHI CREDE è così, per non urtare la mia sensibilità. 
anche con battuta "vabbè una benedizione non fa mai male, anche se uno non crede!"

io continuavo a divertirmi con giulia, lei un po' mi zittiva ma poi mi prendeva la mano e la stringeva. è stato bello. è durato poco ed è sembrato durare ancor meno.

poi siamo usciti, un casino di riso, me l'han messo ovunque e mi ha fatto male. 
e ancora abbracci e ancora baci.

prove foto, ma poche, e poi piano piano siamo andati a far le foto vere. qui un pochino di relax, ci siamo sciolti tutti e due, sia al castello ma soprattutto in mezzo ai prati. poi siamo arrivati a ponzanello ...

ora devo andare ma te lo continuerò a raccontare.

ti adoro. mi sei mancata come poche altre volte. magari non ti avrei cagato perché è
vero: nn riesci a stare con nessuno, ma ti avrei saputo li e questo sarebbe bastato.

lunedì 7 aprile 2014

il primo lunedì del mondo

Oggi è il primo lunedì del mondo e ho chiuso la porta alle spalle.
Ora scendo.
Cosa vuoi che faccia adesso?
Vuoi che resti o vuoi che vada?

Vuoi che resti in piedi o vuoi che cada giù?


Questa è la storia di un uomo.
Un uomo solo, che porta la morte con sé.
E come spesso accade a chi è così profondamente collegato con le faccende della vita
(o della non vita)
queste stesse non agiscono su di lui come agiscono sugli altri.
Come lo jettatore non è jettato
anche colui che porta la morte non muore.
E la morte non opera quando lui (c')è.
Non appena esce di scena lui, lei entra,
come il bellissimo protagonista di un film che dello stesso film è anche l’antagonista.
Proprio così: un uomo, due parrucche, due abiti, un paio di occhiali e due ruoli.
E ovviamente non sono mai contemporaneamente nella stessa scena.
Si svelerebbe il trucco.
Succede così che lui se ne va ed entra la morte.
E colpisce tutti, indistintamente.
In sua presenza si potrebbe sopravvivere ad un deragliamento ferroviario,
ma attenti a non farlo allontanare: persino una goccia di pioggia potrebbe esser fatale!
Tutti morti. Genitori, parenti, amici. 
Solo una breve pausa pipì e al ritorno qualcuno giace con la guancia sulle piastrelle.

Finché un giorno quell'uomo, così solo e così (s)fortunato ha conosciuto l’amore.

Lei gli piaceva, molto. Non poteva ancora sapere se gli sarebbe piaciuta per sempre ma non poteva neppure allontanarla. 
Non poteva di certo rischiare che finisse anche lei come tutti.
Perciò - pensava - sarebbe rimasto con lei per sempre.
Pipì, cacca, doccia, mangiare, dormire. E per giunta nessuno dei due poteva lavorare! 
Fortunatamente tutte le morti che aveva causato nel corso della vita gli avevano fruttato un bel gruzzolo.
E di fatto nessuno lo avrebbe comunque assunto, avrebbe decimato intere compagnie! (anche se avrebbe fatto la gioia di molti sindacalisti, che non avrebbero mai più dovuto combattere ostinatamente contro poderosi tagli al personale).
Tutta la vita insieme, anche nei litigi più cocenti: nessuno si azzardava ad abbandonare la discussione per paura delle conseguenze.

Finché, finalmente vecchio, lui è morto. Un istante dopo anche lei è morta.

Ma, per la prima volta, lui non ha sofferto.


E la morte, la morte, dolcissima e amara, la morte che cerchi nella notte chiara, 
che cerchi per dirle quanto l'ami ancora, che eri andato via ma di nuovo sei qui ora, 
perché non puoi stare lontano da lei, e le dici piangendo: io per te morirei, 
e che sei il suo schiavo, e che lei è sovrana, 
la morte, la morte, la morte puttana.