lunedì 7 aprile 2014

il primo lunedì del mondo

Oggi è il primo lunedì del mondo e ho chiuso la porta alle spalle.
Ora scendo.
Cosa vuoi che faccia adesso?
Vuoi che resti o vuoi che vada?

Vuoi che resti in piedi o vuoi che cada giù?


Questa è la storia di un uomo.
Un uomo solo, che porta la morte con sé.
E come spesso accade a chi è così profondamente collegato con le faccende della vita
(o della non vita)
queste stesse non agiscono su di lui come agiscono sugli altri.
Come lo jettatore non è jettato
anche colui che porta la morte non muore.
E la morte non opera quando lui (c')è.
Non appena esce di scena lui, lei entra,
come il bellissimo protagonista di un film che dello stesso film è anche l’antagonista.
Proprio così: un uomo, due parrucche, due abiti, un paio di occhiali e due ruoli.
E ovviamente non sono mai contemporaneamente nella stessa scena.
Si svelerebbe il trucco.
Succede così che lui se ne va ed entra la morte.
E colpisce tutti, indistintamente.
In sua presenza si potrebbe sopravvivere ad un deragliamento ferroviario,
ma attenti a non farlo allontanare: persino una goccia di pioggia potrebbe esser fatale!
Tutti morti. Genitori, parenti, amici. 
Solo una breve pausa pipì e al ritorno qualcuno giace con la guancia sulle piastrelle.

Finché un giorno quell'uomo, così solo e così (s)fortunato ha conosciuto l’amore.

Lei gli piaceva, molto. Non poteva ancora sapere se gli sarebbe piaciuta per sempre ma non poteva neppure allontanarla. 
Non poteva di certo rischiare che finisse anche lei come tutti.
Perciò - pensava - sarebbe rimasto con lei per sempre.
Pipì, cacca, doccia, mangiare, dormire. E per giunta nessuno dei due poteva lavorare! 
Fortunatamente tutte le morti che aveva causato nel corso della vita gli avevano fruttato un bel gruzzolo.
E di fatto nessuno lo avrebbe comunque assunto, avrebbe decimato intere compagnie! (anche se avrebbe fatto la gioia di molti sindacalisti, che non avrebbero mai più dovuto combattere ostinatamente contro poderosi tagli al personale).
Tutta la vita insieme, anche nei litigi più cocenti: nessuno si azzardava ad abbandonare la discussione per paura delle conseguenze.

Finché, finalmente vecchio, lui è morto. Un istante dopo anche lei è morta.

Ma, per la prima volta, lui non ha sofferto.


E la morte, la morte, dolcissima e amara, la morte che cerchi nella notte chiara, 
che cerchi per dirle quanto l'ami ancora, che eri andato via ma di nuovo sei qui ora, 
perché non puoi stare lontano da lei, e le dici piangendo: io per te morirei, 
e che sei il suo schiavo, e che lei è sovrana, 
la morte, la morte, la morte puttana.

Nessun commento:

Posta un commento