martedì 20 novembre 2012

la mia mediocrità


mi hanno offerto un contratto a tempo determinato per lavorare su me stesso
12 euro l'ora netti e disponibilità alle trasferte
il colloquio è stato semplice per me
forse perché ero molto referenziato a riguardo
forse perché nessun altro candidato possedeva i requisiti che io possiedo
se dimostro impegno hanno promesso di rinnovarmelo
con un po' di fortuna potrei ottenere l'indeterminato.

ho acceso un mutuo per potermi permettere tutte le cose di me che volevo
mi ero stufato di raggiungerle una alla volta
tanta fatica a fine mese e poi solo un piccolo compenso
ho deciso che era l'ora di averle tutte insieme
di vedere tutte insieme che effetto fanno.

appena riuscirò a mettere da parte altri soldi avrò bisogno di un'auto nuova
per muovervi agilmente tra i miei pensieri
seguirne uno dalla nascita alla fine, no anzi prima della fine
lo lascerò quando sarò sicuro che vada nella direzione in cui l'ho indirizzato
farò inversione ad U e ne seguirò un altro dalla nascita alla sua maturità.

poi chiederò un anticipo sul tfr e comprerò una casa
sarà grande abbastanza da contenere un letto ed un comodino con un cassetto
nel cassetto metterò tutti quei pensieri che non ne vogliono sapere
quelli che per quanto tu li spinga in una direzione
ostinatamente prendono quella contraria
li terrò vicino a dove dormo, ma chiusi
così ogni volta che non riuscirò a prendere sonno potrò sbirciarvi dentro
e provare a raddrizzarli.

quando avrò ottenuto tutto questo mi farò una famiglia di considerazioni
ci dedicherò tutto me stesso
mi faranno un sacco dannare ma le amerò di un amore incondizionato
e poi un giorno quando avrò bisogno e vacillerò sono sicuro mi sosterranno.

due volte l'anno andrò in vacanza in montagna
salirò sulla vetta più alta e mi sdraierò comodamente su un prato in discesa
da lì guarderò tutto quello che ho costruito e quello che ho acquistato
ci starò a lungo, non mi sfuggirà niente
guarderò tutto dall'alto e giudicherò
sputerò sentenze ma potrò farlo a cuor leggero perché sarò l'unico a potersela prendere.

è la mia agilità.

sabato 1 settembre 2012

esser stronzi è dono di pochi...

"emilio è bbbuono"

è stato detto una volta e anche più d'una da una persona che ad un certo punto deve avere smesso di pensarlo. sicuramente di dirlo.

e poi emilio non è più stato buono. o meglio si ma nessuno l'ha più notato. perché la definizione di buono è molto molto soggettiva e circostanziale. buono è quello che ti fa bene, cattivo è quello che ti fa male. poco importa che fare il bene o il male a sua volta sia soggettivo. in qualsiasi circostanza LA SCELTA comporta sempre una buona probabilità che qualcuno sia in disaccordo, altrimenti bisognerebbe pensare di pensare tutti allo stesso modo. e questo si che è altamente improbabile. perciò cattivo diventa diverso. diverso da te, da quello che pensi tu, da quello che senti tu, da quello che vorresti sentirti dire tu. ed ecco che cattive in un attimo diventano davvero tante persone e non è più così dannatamente cool essere cattivi, anzi il vero alternativo a questo punto mirerà ad essere buono per diversificarsi. una schiera di sedicenni che, al culmine della propria fase di ribellione acuta, diranno solo: "si mamma, si papà. vi sono debitore per aver tolto il preservativo quella fatidica notte".

ora che si prenda ad esempio brandon walsh. voglio dire...etichettare lui come cattivo significherebbe dare a steven spielberg del regista pedo-pornografico. eppure lui la pensa proprio diversamente da un sacco di persone del suo entourage. in dieci anni di BH90210 ha collezionato un numero impressionante di litigi con tutto il cast, probabilmente anche con costumisti e tecnici delle luci. ovviamente poi si è riappacificato con tutti. e tutto solo perché -cazzo- ha delle convinzioni -cazzo- e le persegue. di qualsiasi genere: sessuale, sentimentale, politico, razziale, etico. tutto.

e dunque d'un tratto ti ritrovi ad essere randall flag, il colonnello kurtz, freddie krueger e non fai altro che dire la verità. quando si dice che le parole feriscono più delle armi. no, togli kurtz e togli randall. solo freddie krueger. ti prendi il privilegio di infrangere le illusioni delle persone, di distruggere i loro sogni con un'aspra prospettiva a volo d'uccello sulla realtà. e ti chiedi se sia giusto. ti chiedi se anche tu non abbia delle illusioni e qualcuno capace di distruggerle. te lo chiedi e ti rispondi che sicuramente le hai ma che sai etichettarle come tali e quindi, se qualcuno le distruggesse, tu saresti preparato. ti piace pensare che sia così almeno. fino a prova contraria. 
in effetti tutti i grandi uomini, tutti i buoni, sono tali poiché hanno incarnato i sogni di molte persone, se ne sono fatti portatori, hanno dato la vita per realizzarli. certo in quest'ottica risulti essere davvero un po' stronzo, ma quest'ottica è un po' fiabesca a sua volta perché il dato che emerge forte come un pugno è che comunque tutte queste persone da sole non sarebbero evidentemente riuscite a perseguire quello stesso sogno e perciò hanno avuto bisogno di appoggiarsi a qualcuno che invece aveva il potere di farlo. ergo se ne stavano li, cullando il loro neonato sogno ma incapaci di infilarlo in un vortice di eventi che lo avrebbe trasformato in realtà.

la differenza tra come siete e come vi vedete è sufficiente ad uccidere molte persone

tu non puoi volare. da solo intendo. il tuo corpo non è progettato per il volo. le tue ossa sono piene, non cave. magari con millenni di evoluzione un tuo pro-pro-pro-pro nipote potrà, ma tu no. e non è cattivo chi ti dice che non lo puoi fare, sei tu l'illuso che pensa di poterlo fare.


...farlo apposta è roba da idioti.

venerdì 20 luglio 2012

trivialità

strade che ti portano lontano, che ti ci porterebbero se le seguissi
strade che ti portano vicino ma pur sempre lontano


strade che non sanno bene dove portarti ma vogliono che tu le segua
sono sinuose nel loro avanzare incerto
ti attirano verso di loro e ti ritrovi in un loop
un circuito automobilistico diceva ultimo parri


raccontò che c'erano due strade, per tornare a casa, ma solo in una si sentiva il profumo di more, sempre, anche d'inverno. disse che era la più lunga. e che suo padre prendeva sempre quella, anche quando era stanco, anche quand'era vinto.


questa è stata la tua. l'hai percorsa tutta, ti sei lasciata convincere dall'odore. quell'odore è bastato a spingerti avanti anche quando le forze sembrava ti abbandonassero. tu, come un ciuco con appesa davanti una carota irraggiungibile hai avanzato. sei arrivata fino al punto in cui l'odore delle more (o era delle rose?) è solo un vago ricordo e la strada riacquista la linearità che ci si aspetterebbe da lei.


ora ne sei fuori, però. indecisa su quale sia la tua prossima.


lontano è dove sei sempre voluta andare. non sai di preciso lontano dove. lontano e basta.
e non è solo questione di chilometri, è il fascino della sfida che ti tira verso quella strada.



strade strade strade, sempre strade e mai posti. così tanta fretta di andare dove? chissà.



perché vicino è noto. 
perché vicino è semplice.
perché vicino ci puoi sempre andare.
perché vicino, quando puoi andare lontano?


così tanti vicino a spiegare perché lontano.


perché lontano è sogno. vicino è realtà. dicono.

MA


vicino è qui. accanto. la strada è così corta che puoi vederne la fine e quello che senti, si, quello che senti è proprio odore di more. lo stesso di prima, puoi giurarlo. proprio quello che cercavi.


OOPS


nonono, te ne freghi e ti incammini per la strada che porta lontano.
uno. due. tre. passi.
il quarto non viene proprio. ora che hai visto quello che c'è vicino. ora che sai quanto è bello quello che è vicino. ora che quell'odore ti è entrato dentro non puoi più farne a meno. già nel muovere i primi tre passi sapevi che ti saresti fermata, ma ci hai comunque provato; sei testarda e questo si sapeva.
non provi neppure più la minima resistenza perché comunque sai che è l'odore che ti muove. l'odore e poco altro, ma davvero poco.


ritorni sui tuoi passi e adesso contali bene


lontano sarà anche sogno ma vicino è il tuo sogno
e lontano è già lontano e più lontano non può essere
e tu vuoi vivere avvolta dall'odore delle more (e delle rose).




avevo sedici anni. mia madre mi diede un ceffone. poi mi disse una frase che lei, florence, deve imparare a memoria. mi disse: se ami qualcuno che ti ama, non smascherare mai i suoi sogni. il più grande, e illogico, sei tu.





lunedì 2 luglio 2012

ventotto giorni

neppure un mese a pensarci. al massimo un mese monco. 
un fottuto febbraio. uno qualsiasi. o un mese secondo jack.
un utero si sfalda,si dissolve, si ricostituisce e giace rigoglioso in attesa.
una tossicodipendenza. l'alcolismo.


non sono poi tanti, anzi sono tanti per niente.
eppure ne succedono di cose in ventotto giorni, non si possono neppure immaginare tante sono.
succedono. e sono vive e tangibili, hanno vita propria e viaggiano.
..
si incontrano e collimano e diventano un tutt'uno.
un tutt'uno che dura ventotto giorni e poi continua, ma quel che importa davvero è già accaduto.
una circonferenza di raggio tre che racchiude tutto quello che è conosciuto. e anche quello che non lo era, ma una volta penetrato non può più uscirne.


ventotto giorni soli per fare la rivoluzione. per farli esplodere questi cazzo di cannoni; e che sparino palle d'acciaio sul castello di ghiaccio che era la realtà e che ora è solo, lì, sul punto di sciogliersi. ma non l'avrà questa soddisfazione. non l'avrà. perché le cannonate della rivoluzione lo faranno a pezzi molto prima. forse solo poche gocce di fusione toccheranno il suolo, niente più. il resto solo frammenti.


ventotto giorni per dimenticarne trecentosessantacinque. no. questo no. non ce la farebbero. però gli possono dare un senso, questo si che lo possono fare.


ventotto giorni per capire e per stupire. ventotto giorni per decidere e per disordinare.
ventotto giorni per chiedersi dove si fosse prima dei ventotto giorni.
ventotto giorni per rendersi conto che il prima era indispensabile al loro arrivo.
ventotto giorni per capire come usare il punto e virgola; e la virgola, il punto.


ventotto giorni per mettersi in discussione ventotto volte al giorno.
settecentottantaquattro discussioni con se stessi. 
una sola constatazione amichevole e relativo CID.


ventotto giorni per capire che non sarebbe poi niente se non si avesse di fronte l'infinito.
ventotto giorni tutti per me. poi altri ventotto tutti per te.






chi non lo capisce, questo, non capisce nulla - perché dove la vita brucia davvero la morte è un niente - non c'è null'altro contro la morte - solo quello - far bruciare la vita davvero.

martedì 12 giugno 2012

eight days a week

confessioni segrete rubate un po' alla volta, tirate fuori con l'uncino da posti impensati e in posti impensati. cose che non sarebbero state da dire ma sono uscite e non si possono far rientrare. pacchi regalo con la molla e il volto di un clown dentro."ma tu chi sei?" - "una scritta, una voce". parti in macchina e non sai dove andare. e le altre macchine ti puntano i fari addosso e ti deridono perché loro lo sanno dove andare. ma alla fine ci vai lo stesso dove non sai, perché in fondo non importa. perché in fondo ci vai sempre. in fondo. nella voce di santamaria le parole "uomini che odiano le donne". quest'uomo che odia questa donna. questa donna che odia quest'uomo. questa musica attesa ma che non arriva, solo parole. tante parole dette, ripetute. non dette, sostituite da sospiri. il bello del tabacco è che non finisce. mai. a differenza delle sigarette che non ci sono mai, quando servono. se guidi sono più comode. ma per stare seduti e sbatterci in faccia verità intere ed altre a metà il tabacco è perfetto. e sbuffare opinioni avvolte da fumo denso, che si mischia con l'umidità di fuori e non profuma per niente. ma nelle mani profuma e molto. e tu lo annusi e ti piace e me lo ripeti. mi piace. radiazioni che infiammano orecchie e calore che entra, soprattutto calore che entra. mani pulite, mani sporche. si ma di te. mani che disegnano percorsi immaginari e raccontano storie, dicono più delle parole perché le parole giuste non sempre trovano il momento giusto per manifestarsi. ma le parole sbagliate si. e poi volano via. salgono in cielo e diventano nuvole, si scontrano e fanno piovere perché si sentono in colpa. sanno il momento esatto in cui c'è bisogno di loro. e intervengono, in equilibrio planetario. i tuoi oroscopi dicono no, ma ci si fanno delle grosse risate e io le assecondo. ci sono così tanti no qui intorno eppure l'unica cosa che mi viene da dire è si. no di tutti i tipi, no che si dispongono in formazione e li puoi disegnare su una mappa. e così sai esattamente dove andare a cercare i si di cui hai bisogno. ma hai davvero bisogno di si? bolle di sapone in quest'aria viziata e costretta, non possono scappare e così si aggrappano a quel che trovano e corrono sui peli come criceti dentro le ruote. e cambiano colore e fanno tanto ridere. mi fanno tanto ridere. ti fanno tanto ridere. e cresce la lista di cose per cui c'è tanto da ridere. per cui proprio non si può fare altro. esci e guardi in basso. dentro ai piedi che tesoro hai? nessuno, è il mondo che pesa e ti schiaccia giù e quando torni il peso svanisce ma la testa è sempre in basso e il collo ti fa male. solo le mani riescono a risollevare la testa. e la situazione. mani che si insinuano in quel groviglio che è la tua testa e in qualche modo ne hanno la meglio. e ciao. e ciao. e ciao. e ciao. e tanti ciao da salutare una città. da inaugurarci un negozio. cosa vende non si sa, ma sembra bello visto da fuori.




...is not enough to show i care.

mercoledì 6 giugno 2012

evenflow

...grsss...
...grrrrg...gr....ss....
qui parco chiama etere-rispondi etere-passo

qui parco chiama etere-rispondi etere-passo

se mi senti etere....grrsssss.....recapitare messaggio...grsss.....
confermare-passo



niente, nessuna risposta. chissà se avrà capito. chissà se avrà recapitato il messaggio.
forse ora il messaggio è li che gironzola senza destinazione.
forse prova ogni terminazione fino a raggiungere quella giusta.
si. probabilmente fa come la formica quando è su un tavolo e tu le chiudi le dita intorno a formare un cerchio.
lei mica segue tutto il perimetro a cercare un'uscita. no.
sbatte. con delicatezza, sia chiaro. però sbatte.
sceglie un punto, uno che ritiene più opportuno e lo punta, trova l'ostacolo e torna indietro.
non a passo di gambero, ruota proprio su se stessa e torna indietro.
e non torna neppure al punto di partenza, bensì in un punto non ben precisato tra quello di partenza e l'ostacolo.
che poi "non ben precisato" è una finzione letteraria perché per lei è assolutamente prestabilito. sicuro.
non mi azzarderei a dire che torna indietro della metà della distanza compresa tra il punto di partenza ed il perimetro ma dev'essere qualcosa di simile. poiché la distanza che la separa dal confine ogni volta che torna indietro dopo aver sbattuto è sempre la medesima.
perché non fa un passettino in più o in meno una volta? questione di millimetri.
perché non torna camminando a ritroso?
ci dev'essere una motivazione matematica ma mi sfugge. vorrei esser formica invece che parco per capirla, invece sono parco e mi tocca solo osservarla.


forse la formica sa quello che tanti ignorano. sa che per capire le cose bisogna prenderne un pochino le distanze, ma non troppo altrimenti non proveresti nulla a lasciarle scivolare via. dunque la formica non sa solo quanto distaccarsi dal suo muro personale per trovarvi finalmente un varco, forse ha proprio una regola che stabilisce quanto distanziarsi da tutte le cose per riuscire a metterle a fuoco e capirle e non perderle.


quella maledetta! tu pensi sia lì, piccola indifesa, in balia di tutto ed invece proprio lei sa analizzare e comprendere esattamente una situazione di estremo pericolo. e una volta strigata quella, qualsiasi altra circostanza non è altro che semplice quotidianità.


allo stesso modo questo messaggio vagherà. proverà tutte le porte fino a raggiungere la destinazione. busserà, entrerà, non troverà il giusto destinatario, girerà su se stesso, si allontanerà un po' dalla porta, ripartirà in direzione di quella accanto e via così.
ma alla fine ce la farà. troverà il destinatario.
ci mettesse anche mille mila anni. dovesse arrivare quasi a morire per.
alla fine lo troverà e quando lo troverà gli griderà in viso


c'è bisogno di una moka più grande.
c'è un fottuto bisogno di una moka più grande.


...thoughts arrives like butterflies.

domenica 27 maggio 2012

la descrizione di un attimo

te ne vai mesto mesto in giro, 
mettiamo in una città mai vista prima. vedi qualcosa che ti piace, 
magari un frame particolare, 
mettiamo l'interno di una chiesa, un dettaglio del rosone con adiacente un dipinto contenente storie di angeli e di gente inginocchiata. non importa poi molto.
la vuoi, è tua. impugni la macchina, alzi le braccia, occhio dentro il mirino e click. 
te la porti a casa.

ora è sera e ti viene voglia di rivederlo quel dettaglio che ti aveva così colpito.
accendi tutto, colleghi. ammiri ma
niente.
quanto ti aveva suscitato poche ore prima si è dissolto e non sai dove sia finito. 
forse la foto non è venuta granché. ma no. la guardi. la riguardi. c'è tutto. 
anche la luce è pressappoco fedele.
e cos'è allora?
cosa manca?
accendi una sigaretta per pensare meglio e difatti avviene il miracolo.
l'illuminazione.
manca l'incenso.
non solo la lieve velatura dell'atmosfera, manca proprio l'odore.

tutto quello che ci circonda viene percepito con tutti i sensi, non solo con la vista. 
quindi 
se togli all'equazione gli altri quattro ti resta un'immagine depauperata.

dev'esserci un modo per completare l'operazione.
deve passare attraverso l'uomo.
all'immagine della scena andrebbe aggiunta un'immagine dell'osservatore che 
vive la scena.

si, deciso. dev'essere così.

ma così le variabili aumenterebbero a dismisura e oltre alla differente percezione dell'immagine che avrebbe un potenziale osservatore della fotografia, si dovrebbe aggiungere anche la differente percezione del particolare odore o suono di chi è immerso nella scena.

diventerebbe una soggettività al quadrato.
e tutto dipenderebbe dall'uomo, solo dall'uomo, da nient'altro che dall'uomo.

e siamo poi sicuri che così renderemmo giustizia alla scena?
forse funzionerebbe solo per le intrusioni eccessive.
un forte odore, un suono improvviso. queste sì, lascerebbero traccia del loro passaggio
ma una lieve musica in sottofondo, o il sopraccitato incenso avrebbero il posto che spetta loro di diritto?
probabilmente no.
forse non c'è modo di far vivere ad un altro soggetto qualcosa che di fatto non ha vissuto.
forse l'esperienza è unica e la narrazione non la può eguagliare.
forse.

aggiungi poi che le immagini arrivano alla fotocamera capovolte. 
il processore poi si fa i suoi calcoli e le rimette dritte come le vogliamo noi.
tu guardi la fotografia scattata e sulla retina si impressiona capovolta.
il cervello poi si fa i suoi calcoli e la rimette dritta come la vuoi tu.

due capovolgimenti per una sola fotografia. e aggiungi variabili.

aggiungi inoltre che i colori non esistono.
che li percepisci dipendentemente da come la luce, 
in quel particolare momento,
 si riflette sulla scena.

vedi un immagine in bianco e nero.
il cervello percepisce la riflessione della luce e colora l'immagine nella tua testa.
la fotocamera imprime un'immagine in bianco e nero.
il processore percepisce la riflessione della luce e colora l'immagine nella memoria.

due gradi di sensibilità cromatica diversa per la stessa fotografia

insomma a voler applicare la buona prassi di fotografare anche l'osservatore della scena oltreché la scena stessa si dovrebbero aggiungere altri due gradi all'esponente della soggettività.

soggettività alla quarta.
e tutto per un cazzo di rosone e di un dipinto e del profumo di incenso.
e il rischio del "telefono senza fili" delle percezioni.


mi sa che sia indispensabile vivere e non si possa demandare il compito.
per capire e per capirsi.

sospesi ancora nell'attimo in cui poteva succedere

giovedì 24 maggio 2012

Quello che...

...vuoi, come lo vuoi ,quando lo vuoi non avverrà mai. UTOPIA.


...vedi negli occhi delle persone è solo un velo retroproiettato del contenuto vero. Il senso dell'immagine è giusto, ma i dettagli sfuggono. anche quando gli occhi, andando verso il naso, scendono verso il basso come le penne caudali dei pappagalli. MISTIFICAZIONE.


...provi quando fai qualcosa di sbagliato o che comunque si oppone alla tua tua etica comportamentale ti intacca dentro. lo odi perché ti instaura il dubbio di non essere abbastanza forte da opporti a far qualcosa che non vuoi per motivi vari ed eventuali. il superio guarda l'io dall'alto verso il basso, come sempre, ma stavolta con biasimo. "ma puoi esser così inadatto?". GIUDIZIO.


...senti verso certe persone in certi momenti ed in certi luoghi ti rimbomba dentro e non c'è mai una legge che stabilisca l'abbattimento del suono. un'eco che si ripete in eterno e se ad un certo punto non lo senti più è solo perché ti sei abituato a quel rumore, come a certi ronzii che d'un tratto diventano silenzio, e solo quando ti distrai tornano ronzii. EMOLEGAMI.


...genera la musica che non senti da tanto tempo e d'un tratto è di nuovo a portata di orecchio è qualcosa che niente e nessuno potrà mai descrivere né eguagliare. E' stranissimo come tu riesca a rispolverare un'intera banca dati sepolta sotto milioni di bit di informazioni, la maggior parte dei quali inutili, quindi meravigliosi, come se fosse stata sempre lì in bella vista. testi che avevi scordato tornano alla memoria meglio del "cantami, o diva, del pelìde achille l'ira funesta" che hai imparato in prima media e mai più scordato. accordi che non conosci ma che sai bene come ti fanno vibrare dentro. ora vibra tutto di nuovo alla stessa frequenza. 3.64 kHz. MEMORIA MUSICALE.






...succede in una sera ti può scivolare addosso e neanche te ne accorgi. oppure si infila in una fessura e penetra e non te ne liberi più. sai come fanno le prime verifiche sulle saldature? no? te lo dico! una spruzzata di rosso discretamente liquido. aspetti che asciughi. una spruzzata di bianco più denso. aspetti che asciughi. il rosso penetra nei buchi, il bianco no. finisci per avere una saldatura con la varicella e sai che c'è qualcosa che non va. se ci pensi bene, ma bene davvero, le cose migliori di tutta una vita possono essere tutte ricondotte ad una sera in particolare e/o a ciò che consegue/deriva/scaturisce da una sera. una soltanto. i puntini rossi. bastano e avanzano. EPISODICITA'.


...cancella tutte le stronzate che ti si depositano addosso durante una giornata è la doccia. ora: o le stronzate sono elementi fisici e ti si appiccicano come manifestini sulla pelle o la doccia è un elemento metafisico che riesce a ripulirti l'anima. fattostà che è comunque una grande invenzione. la doccia. anche se non è gratis. anche se è minuscola. IGIENE.


...pensi quando rileggi quanto appena scritto è che ti senti come danny de vito in big kahuna. lui e il suo fottuto monologo qualunquista e sempliciotto. poi pensi che l'autore del film è stato pagato fior di dollari per aver scritto una cosa del genere e ti sembri un persona un po' migliore. AUTODISTRUZIONESIMO.


...sei per me, è inutile spiegarlo con parole.
con le note proverò, cercando nuovi accordi e nuove scale.











mercoledì 2 maggio 2012

Prostaferesi

la conca fatta con la mano a raccogliere lo shampoo che cola
si incontra con l'altra, fanno pace, si abbracciano e si stringono
si mischiano e si fondono. sono uguali.
si sollevano, si poggiano sui capelli. premono.
affondano. e si esauriscono.

i capelli, rianimati, indipendenti, si appallottolano.
poi si liberano e si ricongiungono. mutande in lavatrice.
prendono shampoo e generano schiuma
che gonfia e spande e cola
dai più lunghi fino a quelli corti, emarginati.

capelli irti, puntigliosi, sinapsi, dialogano con i polpastrelli.
una luce s'accende sotto la cute e cammina veloce.
percorre la mano, il braccio. trafigge il torace. centro perfetto.
capillarità.
attraverso condotti sempre più piccoli la luce sale.
giunge alla sommità del collo. e del colle.
si ferma. irradia.
accende tutto.

occhi spalancati, cristalli bianchi d'un altro occhio
orecchie tese e una voce si erge tra le note
l'odore di una bocca che sa di felce
acqua scivola lungo il viso
e porta alle labbra il sapore del tuo sesso.



Se un sogno si attacca come una colla all'anima
tutto diventa vero, tu invece no!

venerdì 27 aprile 2012

siamo pubblico che spia un incidente

la voglia di scrivere c'è. tanta anche. strato dopo strato è calata, dall'alto, nel corso dei giorni, delle settimane. ora la pelle non respira più e i pori hanno bisogno di essere liberati.
la mancanza di contenuti è stata la causa del bioaccumulo. o meglio, i contenuti ci sarebbero anche, ma sono pochi, superficiali, stropicciati e sfilacciati. e frammentari.


ci vuole una vita per costruirsi i contenuti con cui affrontare un'altra vita.

[a.k.a. facciamo un po' il punto della non-situazione]


questa mattina ho imparato una cosa nuova.
un'altra invece è in beta-testing, per usare il gergo di un'altra vita.
per usare il gergo di questa vita, invece, è in precommissioning.


c'è quella del: l'uomo che va nel nuovissimo centro commerciale e si trova inevitabilmente e profondamente atterrito sia in ambito sociale che funzionale e allora decide di/la ragazza che crede che il mondo ruoti intorno a lei mentre/ragazzo che ritrova finalmente la voglia di/libro che esce dallo scaffale e come di consuetudine/le canzoni in macchina che se cantate a squarciagola/la sorella di quello che ha fatto sì che/la ragazza di provincia che inaspettatamente invece/padre che se la prende per/giovane lavoratore che nel giorno della liberazione mette/la città che sembrava spalancarsi di fronte/viaggio in auto in tutto il nord italia per/la bella notizia che arriva per telefono.


c'è quella del mare che manca e si fa sentire da lontano. sussurra che ti vuole e tu senti nel vento giungere soave e imperiosa la sua voce. baricco non aiuta in questo, farebbe venire voglia di mare anche a chi il mare non l'ha mai visto in vita sua. anche a chi non ne conosce l'esistenza.


c'è quella dei limiti. anche di qualcosa che limiti sembra non averne.


c'è quella dei verdena. il fatto che ti piacciano può significare solamente che soffri dentro. e tu non soffri dentro, quindi non ti possono piacere. è matematica, non opinione.


c'è anche quella che parla di lontananza, reale o immaginaria. a farle da contraltare un'altra parla di bramosia di lontananza.


c'è quella dell'ironia con cui si intrecciano le cose della vita, soprattutto quando una persona A, proveniente da un universo α, menziona una cosa di cui parlavi con una persona B in un universo β raccontando di come ti sarebbe piaciuto se una persona C, proveniente dall'universo γ, avesse mostrato interesse per quell'argomento.


c'è quella dei figli dei fiori 2.0.


c'è quella delle scelte che prima o poi andranno affrontate e non si potrà sempre rimandare tutto ad un indefinito domani. tutto domani.


c'è quella dei bei film che a volte tornano ad affacciarsi sul mondo. o forse non sono loro che si affacciano bensì il mondo che butta un occhio dentro le loro case.


c'è quella dell'intelletto che ha più cicli dormi/veglia di quante oscillazioni compia la corrente elettrica. in questo caso, peraltro, trifase. posizionando infatti in un grafico che abbia alle ascisse la lunghezza d'onda e alle ordinate la volontà di concentrarsi, accrescere, documentarsi e impegnarsi, l'utilizzo della ragione è rappresentato da una terna di curve sinusoidali uguali, ciascuna dedicata ad uno dei tre principali ambiti della vita di un uomo, ma sfalsate di un tot. proprio quel tot fa si che la somma algebrica delle volontà di dedicarsi alle tre peculiarità sia SEMPRE, in un punto QUALSIASI dell'asse x, ovvero col trascorrere del tempo, uguale a ZERO.


c'è quella del fanatismo, delle false speranze o delle speranze malposte. e c'è quella degli errori di valutazione in potenza. ma non in speranza.


c'è quella della voglia di cambiare abitudini, posti gente.
c'è quella della riaffermazione.


c'è quella del diario che non c'è, del blog che lo sostituisce e della scarsa privacy a cui possa aspirare un blog.


perciò c'è anche quella delle libere interpretazioni.




c'è quella che la vita è un immenso luna-park. alluvionato. si vince e si perde, l'importante è tornare a giocare. e divertirsi. e ridere.




...una lunghissima rincorsa e finalmente poi - finalmente poi - poter morire.

giovedì 5 aprile 2012

Forse è un eccesso di fantasia

C'era una volta una raffineria.
Una di quelle grandi, forse la più grande.
Aveva solo un difetto enorme: sprecava un sacco di petrolio grezzo. Ci provava a utilizzarne il più possibile per ottenere combustibili ad alte prestazioni per il mondo moderno, ma proprio non riusciva, per quanto si impegnasse, a sfruttare più di tre quarti del complessivo.


Un bel giorno però il signor proprietariodellaraffineria si è stufato di tutti questi sprechi, ha radunato a sé i più grandi cervelloni del mondo e li ha segregati in un ufficio quattroperquattro.
"Finché non troverete il modo di sfruttarlo al centopercento non uscirete da qui né vedrete più le vostre famiglie" ha detto loro.
E così quelli sono stati lì, hanno rimuginato per bene e dopo mesi e mesi, stanchi, desolati e depressi si sono fatti venire un'epifania autoindotta e hanno snocciolato il problema.
"Eccolo!" hanno detto al proprietario. Gli hanno consegnato un papiro contenente le istruzioni e se ne sono andati a casa.


E lui studia, rimugina, rilegge, approfondisce e capisce che hanno ragione.
Allora raduna tutte le sue monete d'oro e avvia la costruzione di un altro impianto, adiacente al primo, con il solo scopo di prelevare lo scarto dal primo e renderlo oro.


E la cosa lo rende talmente orgoglioso che si fa una gran pubblicità con tutto il mondo.
E tutti lì a guardare quello che fa. Tutti a giudicare.
E siccome si sente gli occhi addosso allora si da un sacco da fare per stupire, per strabiliare.


Viene natale e lui cosa fa? [una cosa ovvia direte voi, ma molto più pregna di significati di quanto sembrerebbe a primo impatto]


Ci appende sopra una stella cometa.


No. Diciamolo ancora.



Ci appende sopra una stella cometa.


Nella credenza cattolica la stella cometa era quella che doveva indicare ai re magi la strada per la mangiatoia dove veniva allevato il piccolo gesù, figlio di dio, salvatore dell'umanità.
La mangiatoia nella credenza cattolica, quella che ci circonda e ci circuisce, è la culla della nuova società, la speranza di tutti i popoli.




2012 anni fa la stella cometa indicava il luogo di nascita di uno che sarebbe poi diventato un fricchettone sapientino e pessimista ma correttissimo.
2012 anni dopo la stella cometa indica il reattore di una raffineria superefficiente.


Curioso parallelismo.


Io disprezzo gesù e non disdegno i combustibili fossili ma trovo sia comunque un


Curioso parallelismo.


Quando vedete una stella cometa, girate al largo.


Stella cadente vista da qui. Vola via.

mercoledì 28 marzo 2012

Coming back to life

[a.k.a. SMILE! It's Zombie Time]


In ritardo lo so. In fottuto ritardo per la precisione.
Ma proprio non s'è potuto anticipare.
Ed ora ve la dico tutta la storia degli zombie, giuro!


Introduzione
Esistono nell'immaginario letterario e cinematografico diverse tipologie di creature non morte tra cui gli zombies, per l'appunto. Uno zombie altri non è che un essere umano morto e tornato alla vita. I vari filoni letterari e cinematografici hanno presentato le motivazioni più svariate per cui questo fenomeno avvenisse, dal voodoo alla contaminazione batteriologica, da un virus ad una malattia del sistema nervoso centrale. Qualunque fosse la causa dell'insorgere della malattia, i sintomi riscontrabili erano decisamente affini: la vita dopo la morte e la perdita di gran parte delle funzioni vitali, eccezion fatta per la locomozione, la percezione sensoriale e l'appetito. Si può considerare, senza troppo timore di smentita, che il padre di tali creature fosse George Romero il quale, con un budget ridottissimo, diresse e girò il primo zombie movie: Night of the living dead nel 1968, diventato in breve un cult cinematografico.


Svolgimento
A differenza di tanti altri registi e scrittori del settore, il nostro caro Romero si è inventato un modo per comunicare con le persone, utilizzando la sottolingua degli zombies. I suoi films sono degli horror di medio buona qualità presi per quello che sono; guardandoli attentamente però si possono ritrovare svariati sottolivelli di lettura che li rendono film superiori, tanto per parlare come Alex di Everything is illuminated [lunga vita a Eugene Hutz e, soprattutto, a Foer]. Nello specifico ogni singolo film di Romero, almeno quelli del ciclo zombies, rappresenta una sua mirata critica alla società contemporanea americana. Il bello è che è un processo in divenire e si modifica e matura e acquista nuovi spunti di pari passo con lo svilupparsi della cultura americana e dei suoi governanti, soprattutto. Il primo, ad esempio, osteggia fortemente la guerra del Vietnam e il fanatismo che ruota intorno alla militarizzazione e all'armamento. Il secondo, Dawn of the dead, presenta una critica spiccata al consumismo; il terzo, Day of the dead, al governo Reagan. Il quarto, Land of the dead, al governo Bush e ai delicati rapporti collegati all'11 settembre [n.d.r. sarà perché sono vicende a me contemporanee e non lette su qualche libro/sito ma in quest'ultimo impressiona il modo in cui il regista faccia interpretare ai protagonisti della pellicola fatti realmente accaduti e personaggi realmente esistiti, inserendoli nell'eterna guerra zombies-umani; tanto per fare un paio di esempi: il centro della società umana è una torre che i non-morti prendono di mira e il "capo" degli umani è disposto a sacrificare la torre e i suoi simili, in essa contenuti, pur di salvare il suo predominio, mentendo e raggirando il suo stesso esercito].


Conclusioni
C'è un ulteriore elemento che a mio avviso varrebbe la pena di sviluppare: la velocità degli zombie [ce l'abbiamo fatta direte voi, accaniti lettori del Pianeta]!
Il filone di pellicole romeriane presenta degli zombie "senza cervello" che si muovono lentamente ma inesorabilmente. Non sanno correre, saltare, arrampicarsi, utilizzare cose. Vanno solo avanti e avanti e avanti e vogliono mangiare. Non sono mai sazi. Solo nel quarto film iniziano ad organizzarsi ed eleggono anche un capo, ma credo sia solo una licenza poetico/cinematografica.
Altri filoni, quello inglese con Danny Boyle e i suoi 28 days later per esempio, presentano dei non-morti decisamente arzilli, che corrono, che urlano, che si organizzano e appostano.
Irrilevante se preferiate l'uno o l'altro. Per me gli unici zombie sono quelli di Romero ma i gusti sono soggettivi. Il punto è un altro.
Nei film di Romero gli zombies incarnano la massa di persone, prive di spirito decisionale, stupide, motivate solo dai propri bisogni; oltre il livello di lettura superficiale [creature cattive - uomo si difende] e oltre quello più profondo [zombies=massa - esseri umani=individualismo e non-omologazione] si possono trovare ulteriori elementi caratteristici del comportamento dell'uomo.
Gli uomini, nei film, potrebbero tranquillamente scappare anche da ottomila zombies famelici poiché questi non riuscirebbero a rincorrerli. Si muovono al passo, instancabili, vero, ma pur sempre al passo. Eppure a nessuno viene mai in mente di correre a fianco di tutti e fuggire. Non si sa dove ma fuggire. Inoltre quando gli umani vengono attaccati si paralizzano. Potrebbero gestirla in moltissimi modi ma si limitano a bloccarsi e aspettare il sopravanzare della morte e della resurrezione. Beh perché? Perché non reagiscono? Perché non approfittano della lentezza degli zombies per pensare al da farsi?


Beh perché così facciamo noi esseri umani veri, fuori dalla celluloide. Stiamo li a guardare che la nostra vita vada a rotoli, a partire dalla microscala fino ad arrivare alla macro, dalle relazioni interpersonali, ai rapporti tra i vari stati e alla decadenza definitiva della razza. Stiamo li e guardiamo. Qualcuno reagisce ma sono troppo pochi per riuscire anche a salvare chi si paralizza. La maggior parte di noi attende con terrore, ma ipotizzo anche con amaro piacere, il sopraggiungere della disfatta. E' questo il grande scacco che Romero dà ai colleghi. Io adoro Danny Boyle e trovo che 28 days later sia un film stupendo ma gli zombies corrono contro le persone e le persone si possono solo affidare ai propri riflessi, e c'è da considerare che alcuni potrebbero non possederli. Volendo fare un parallelismo con Romero "la massa stupida di Boyle da la possibilità di salvarsi solo a coloro che riescano a vedere molto molto lontano" mentre Romero, forse, denuncia una possibilità di salvezza per tutti, cosa ancora più grave perché nessuno, di fatto, si salva. C'è speranza da parte di Romero nell'umanità, ma c'è anche grande pessimismo verso la contemporaneità.



E' da tempo che mi frulla in testa e in qualche modo dovevo condividerlo. Ora, se vi doveste un giorno trovare di fronte ad uno zombie, non scordatevi di ricordarvi di pensare.
E' sempre e solo l'unica soluzione.


Where were you when I was hurt and I was helpless?

lunedì 19 marzo 2012

Adesso che tutto sembra a posto...

Per la prima volta dalla sua nascita, ho saltato un appuntamento col pianeta.
Cazzo.
Avrei dovuto parlarvi della velocità degli zombies ieri e di come questa influisce sul comportamento umano ma poi sono stato rapito a Pavia.
Avrei potuto farlo stasera ma ho dovuto gustare le specialità locali [e lasciatevi dire che se un posto annovera tra le specialità locali rane, lumache e quaglie forse proprio un gran bel posto non è]. Fattostà che proprio non ce la posso fare. 
Sono sobrio e stanco, e queste due condizioni, se si verificano contemporaneamente, inficiano l'elasticità del pensiero.
Quindi chiedo venia e vi rimando ad un indefinito prossimamente e mi guardo il finale di stagione di Walking Dead, così magari la mia riflessione risulterà più accurata.


Però fidatevi, è un bel pensiero quello sugli zombies, quindi di tanto in tanto tornate qui e verificate se ho avuto tempo di condividerlo!


Ai colori pastello ho sempre preferito il nero, ma che senso aveva dirtelo?




...manco io, manchi tu.

sabato 17 marzo 2012

Questa irrefrenabile voglia di spaccare tutto

Avrei voluto scegliere diversamente nella vita.
Magari peggio, credo meglio, ma comunque diversamente.
Avrei voluto essere altrove ora.
Avrei voluto scrivere un intero post su teorie bislacche sulla velocità degli zombie.
Ma credo lo farò domenica p.v.
E invece sono qui. E con qui intendo in quel luogo che una persona molto cara, con grande esattezza, definì "la cazzofottutissima", a gridare il mio dissenso ai quattro cyber-venti.


Come in conseguenza ad ogni balzo avanti nella cultura industriale del nostro paese, magari di tutti ma io parlo per me, ecco arrivare anche sui nostri schermi le grandi migrazioni dei lavoratori. Non perché la "fabbrica" paghi bene, ma solo perché in fabbrica c'è tanto da fare. E così è tutto un affannarsi a fare più ore possibile perché, si sa, cento milioni di centesimi di euro fanno pur sempre un milione di euro.
E produzioni seriali di cieli stellati e sicuri. Molto sicuri perché il team della sicurezza ora è più ricco di due elementi presi a caso da uno stagno e trapiantati in mezzo al niente, alloggiati in un paesino che, non per charme ma solo per desolazione, assomiglia all'insiediamento fantasma di Pentedattilo. Lo conoscete?




E poi per sfortuna nera i tuoi compagni di ventura hanno la voglia di vivere degli abitanti di Pentedattilo e poi ancora non hai un mezzo di trasporto. E che fai?
Provi a girare per il paese e scopri che qui alle 21 chiudono i bar. Alle 21! No, aspettate, bisogna ribadirlo. Alle 21.
Intorno ci sarebbe un mondo ma servono mezzi di trasporto.  Bisogna riorganizzarsi.
E' che purtroppo, così, nonostante si lavori divertendosi e nonostante i centomilionidicentesimi di euro, la qualità della vita ne risente parecchio.

Sveglia, buongiorno, colazione in piedi, ore 07:00 pronti in cantiere.





undici ore più tardi


Ore 18 si esce. Ma non si fuma. Casa. No albergo. E non si fuma. E non si bestemmia. 
E che cazzo.
Si perché si può fumare solo in certe zone fumo, tra le quali non figura di certo l'automobile. Né la camera. Né qualunque cosa. Eccezion fatta per cinque zone fumo.
E' una dura, costante guerra contro l'impoverimento culturale. Ti distrai un attimo e ti trovi un decerebrato che ama il calcio. Attenzione! La sicurezza del proprio sé pensante è fondamentale.


Ciò che mi consola è un'amara considerazione. Ma non sono sempre stato io l'egocentrico? Forse chi mi ha sempre definito così non ha mai buttato un occhio fuori. Forse sono un egocentrico subdolo e fingo di non esserlo ma sotto sotto insinuo il mio egocentrismo pian piano nelle menti altrui. Non so, la fabbrica è un piccolo universo sociale e come tale bisogna conoscerne le regole base per poterne far parte e poi ci vuole un po' di tempo per adottarne le convenzioni o far pace con esse. 
Intanto studiamo. 
E scriviamo che è meglio. Ma non qui, o meglio non solo.


Le luci della centrale elettrica ed io c'eravamo abbastanza amati. Ma ora abbiamo litigato.


Per scaldarsi non ci basteranno le nostre mani.

lunedì 27 febbraio 2012

E mentre prendo dal primo idiota che passa lezioni di poesia...

Conosci la storia, quella lì dai! Ma si che la sai!
Quella dei gemelli separati alla nascita, cresciuti agli antipodi del mondo. Uno in una famiglia agiata, cullato nel lusso, nei vizi, nella società-bene. L'altro in un paese difficile, in una famiglia non dico povera ma per usare un termine radical-chic quantomeno proletaria, abituato fin dai primissimi anni di vita a doversi guadagnare tutto, a non dare mai nulla per scontato, a lottare per ciò in cui crede.
Ebbene questi due per quanto conducano due vite diametralmente opposte, avranno dei momenti chiave della vita, come delle stazioni ferroviarie, in cui giungeranno alle stesse conclusioni.
Sembra incredibile ma è vero, e se ci pensassi bene ti renderesti conto di conoscerla già questa storia, ne sono sicuro.


E' davvero buffo che da due punti di partenza differenti e da due cammini differenti due persone possano arrivare alle stesse conclusioni, eppure è così.
Entwined Together Now.




...vaffanculo! Io canto di te.

Da soli nel paese che sembra una scarpa

Potare
dal latino putàre: pulire, nettare. Verbo transitivo
Tagliare i rami in eccesso da un albero o da un cespuglio al fine di modificarne la forma o di favorirne la crescita.
senso fig. : abbreviare uno scritto eliminandone le parti superflue.




La potatura consiste in una gamma di interventi atti a modificare il modo naturale di vegetare e fruttificare di una pianta.
Non si tratta quindi solo di interventi cesori, ma anche di modificazioni di posizione dei rami e di altri interventi, quali trattamenti con fitoregolatori [potatura chimica] che modificano in modo analogo ai tagli l'habitus della pianta o di sue parti.
Pur se sono possibili interventi di potatura sulle piante erbacee normalmente la potatura è condotta su piante arboree da frutto e ornamentali
La potatura si propone di modificare la pianta per raggiungere una serie di obiettivi:
- dare alla pianta una forma idonea all'utilizzazione ottimale della luce [ma anche per facilitare le operazioni colturali];
-accelerare lo sviluppo dei giovani alberi per raggiungere al più presto lo scheletro definitivo e l'entrata in produzione;
-raggiungere un equilibrio chioma/radici e fase vegetativa/fase riproduttiva per una produzione costante, alta e di qualità;
-far si che le piante si adattino alla fertilità agronomica;
-estendere il ciclo produttivo nelle piante senescenti.


Come sempre capita quando arriva qualcosa di brutto nella vita è rapidamente seguito da qualcos'altro di uguale o maggiore bruttezza.
Allo stesso modo, se capita qualcosa di bello, non riesci a gustarlo che capita qualcos'altro a rubare le attenzioni al primo.
Una vita intera a denigrare questo posto, a non volerci stare a decantarne tutti i difetti, tenendo stretti e celati anche i pregi più evidenti e quando è il momento di abbandonarlo ecco li che una sorta di tristezza fa capolino.
Sarà per l'ovvietà che non ti accorgi della bellezza delle cose finché non le perdi.
Non credo.
Penso piuttosto che quando decidi o ti trovi a dover stare in un posto inizi piano piano ad affondare le radici nel suo terreno [giornata nazionale della botanica] e queste spingono e  spingono più a fondo fino ad arrivare nello strato ricco di humus e altre sostanze nutritive. E iniziano a tettare. 
E il nutrimento inizia a muoversi piano piano, risale fino ad arrivare al tronco e proprio quando stai per usufruirne ecco che zac. Taglio netto, si preleva, si sposta in un altro terreno e tutto ricomincia.
Ben lontano dall'essere un'apologia [cfr. http://ilpianetadellescimmie.blogspot.com/2011/07/all-apologies.html], quella è solo per pochi eletti. Solo un piccolo grazie, alla fine non sono stato proprio male. O forse lo sono stato ma ormai è acqua passata. 
Ci sono motivi per tornare qui ogni tanto, motivi fatti di persone, di posti, di fango e di aria.


But if you cling of the past, ignoring the rest
I gotta confess you're on a dead end track
Leave it behind, you're out of time!

venerdì 10 febbraio 2012

Ci sono molti Moody

Ce n'è stato uno, quello vero, iniziale, che era innamorato di Karen e avrebbe mosso mari e monti pur di riconquistarla. Lei stava con un altro, non perché lo amasse ma solo perché voleva semplicità, linearità, voleva andare a letto col suo uomo e trovarsi accanto l'indomani lo stesso uomo, non aver a che fare con un bambino narcisista indeciso e insicuro e lunatico. Ma amava lui, Hank. E lui amava lei e la rivoleva a tutti i costi.


Ci ha messo dodici puntate ma se l'è ripresa.


Poi ce n'è stato un altro che non sapeva più come stare con lei. Il suo vortice di insicurezza lo aveva imprigionato e lui non sapeva più come uscirne. Lui ci provava a rimanerle fedele e a star con lei ma per quanto lei fosse la cosa più importante dell'Hank-mondo lui continuava a farsi trascinare in quelle cazzate che lo avevano portato lontano da lei nella storia antica.


Il terzo Hank Moody era un uomo confuso che si barcamenava tra una studentessa vogliosa, una professoressa repressa e un'altra che non ricordo neppure, figuriamoci quanto fosse significativa ai fini della storia e del suo [di Hank] amore incondizionato. E' stata Karen in questo momento a fare la differenza. E' tornata e se l'è ripreso e lui non aspettava altro. Peccato per quella storiaccia del sesso, seppur consenziente, con una minorenne e figliastra di Karen [Beautiful SUQA], altrimenti i due avrebbero vissuto "felici e contenti". Ma che telefilm sarebbe senza un dramma?


La sua [sempre di Hank Moody, n,d,r,] quarta versione già tossiva. Un uomo sull'orlo della disfatta sociale e lavorativa per via del processo per pedofilia - finta - che in un momento determinante della sua vita pensa solo a giacere [fottere, nel testo letterale n.d.r.] col suo avvocato [donna. e non donna a caso ma Carla Gugino, n.d.r.]. Meno male che Karen ancora ci mette una pezza riportando Hank ad un piano un pochino più profondo del "io uomo, tu donna e figa, io fotte".


Hank the fifth è un uomo che, passati tre anni, ancora sogna Karen, pur essendo assolutamente favorevole al suo di lei rapporto serio con un suo di lui conoscente e rivale, non solo nella vita ma, a quanto pare, soprattutto, nell'amore.


Hank è sempre Hank ma a me piaceva quell'Hank the first.
Forse l'ho un po' idealizzato, lo ammetto, ma era bello vederlo uscire dalle situazioni più surreali con una battutina ad effetto condita con qualche volgarità messa al punto giusto e col sorrisetto del bambino colto a rubare la marmellata stampato in faccia.
Era un uomo perennemente cinico e depresso, odiava il mondo in cui sguazzava e per questo lo affrontava con occhio critico e tagliente. L'unica cosa che lo riportava ad un piano di umanità e benessere era la sua Karen. Solo in suadilei presenza, fisica o mentale che fosse, riusciva ad elevarsi ad una persona superiore, come direbbe Foer.


La conclusione lampante è che senza Karen non ci sarebbe Hank, o meglio ci sarebbe un Hank uomo comune, poco interessante e per niente particolare. E non è la banalità che dietro ad ogni grande uomo c'è sempre una grande donna, quanto piuttosto lo scopo, il motivo per vivere e non per sopravvivere.


Here Lies Hank Moody,
once writer from New York. Man proud to be a man. Ironical, unsuitable and unfaithful.
Then playwriter in LA, insubstantial, material, rude and predictable. And BASE.


The Wife-in-Life Karen



Eroe del mio inferno privato, sei un giro di routine. 
Indossi il vuoto con classe ma è tutto ciò che avrai.
Perché quando il dolore è più grande poi non senti più. 
E per sentirmi vivo ti ucciderò.