venerdì 27 aprile 2012

siamo pubblico che spia un incidente

la voglia di scrivere c'è. tanta anche. strato dopo strato è calata, dall'alto, nel corso dei giorni, delle settimane. ora la pelle non respira più e i pori hanno bisogno di essere liberati.
la mancanza di contenuti è stata la causa del bioaccumulo. o meglio, i contenuti ci sarebbero anche, ma sono pochi, superficiali, stropicciati e sfilacciati. e frammentari.


ci vuole una vita per costruirsi i contenuti con cui affrontare un'altra vita.

[a.k.a. facciamo un po' il punto della non-situazione]


questa mattina ho imparato una cosa nuova.
un'altra invece è in beta-testing, per usare il gergo di un'altra vita.
per usare il gergo di questa vita, invece, è in precommissioning.


c'è quella del: l'uomo che va nel nuovissimo centro commerciale e si trova inevitabilmente e profondamente atterrito sia in ambito sociale che funzionale e allora decide di/la ragazza che crede che il mondo ruoti intorno a lei mentre/ragazzo che ritrova finalmente la voglia di/libro che esce dallo scaffale e come di consuetudine/le canzoni in macchina che se cantate a squarciagola/la sorella di quello che ha fatto sì che/la ragazza di provincia che inaspettatamente invece/padre che se la prende per/giovane lavoratore che nel giorno della liberazione mette/la città che sembrava spalancarsi di fronte/viaggio in auto in tutto il nord italia per/la bella notizia che arriva per telefono.


c'è quella del mare che manca e si fa sentire da lontano. sussurra che ti vuole e tu senti nel vento giungere soave e imperiosa la sua voce. baricco non aiuta in questo, farebbe venire voglia di mare anche a chi il mare non l'ha mai visto in vita sua. anche a chi non ne conosce l'esistenza.


c'è quella dei limiti. anche di qualcosa che limiti sembra non averne.


c'è quella dei verdena. il fatto che ti piacciano può significare solamente che soffri dentro. e tu non soffri dentro, quindi non ti possono piacere. è matematica, non opinione.


c'è anche quella che parla di lontananza, reale o immaginaria. a farle da contraltare un'altra parla di bramosia di lontananza.


c'è quella dell'ironia con cui si intrecciano le cose della vita, soprattutto quando una persona A, proveniente da un universo α, menziona una cosa di cui parlavi con una persona B in un universo β raccontando di come ti sarebbe piaciuto se una persona C, proveniente dall'universo γ, avesse mostrato interesse per quell'argomento.


c'è quella dei figli dei fiori 2.0.


c'è quella delle scelte che prima o poi andranno affrontate e non si potrà sempre rimandare tutto ad un indefinito domani. tutto domani.


c'è quella dei bei film che a volte tornano ad affacciarsi sul mondo. o forse non sono loro che si affacciano bensì il mondo che butta un occhio dentro le loro case.


c'è quella dell'intelletto che ha più cicli dormi/veglia di quante oscillazioni compia la corrente elettrica. in questo caso, peraltro, trifase. posizionando infatti in un grafico che abbia alle ascisse la lunghezza d'onda e alle ordinate la volontà di concentrarsi, accrescere, documentarsi e impegnarsi, l'utilizzo della ragione è rappresentato da una terna di curve sinusoidali uguali, ciascuna dedicata ad uno dei tre principali ambiti della vita di un uomo, ma sfalsate di un tot. proprio quel tot fa si che la somma algebrica delle volontà di dedicarsi alle tre peculiarità sia SEMPRE, in un punto QUALSIASI dell'asse x, ovvero col trascorrere del tempo, uguale a ZERO.


c'è quella del fanatismo, delle false speranze o delle speranze malposte. e c'è quella degli errori di valutazione in potenza. ma non in speranza.


c'è quella della voglia di cambiare abitudini, posti gente.
c'è quella della riaffermazione.


c'è quella del diario che non c'è, del blog che lo sostituisce e della scarsa privacy a cui possa aspirare un blog.


perciò c'è anche quella delle libere interpretazioni.




c'è quella che la vita è un immenso luna-park. alluvionato. si vince e si perde, l'importante è tornare a giocare. e divertirsi. e ridere.




...una lunghissima rincorsa e finalmente poi - finalmente poi - poter morire.

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