Aversi e perdersi.
Amarsi e odiarsi.
Lasciarsi e incontrarsi.
E’ tutto un gioco meraviglioso. Si vince e si perde ma si continua a giocare.
Da sempre si rischia il tutto e per tutto, la carta più alta, il punto maggiore.
Perché nessuno gioca davvero per passare il tempo, tutti vogliono vincere, alcuni non vogliono perdere, ma non è un bel modo di giocare.
C’è chi gioca da cosi tanto tempo a tutto, soprattutto alla vita, che alla fine non riesce più ad applicare criteri di prudenza a circostanze che li necessiterebbero.
Ma è solo un modo come un altro di affrontare le cose.
C’è poi chi di norma è prudente e solo a volte gioca il suo asso di denari, e quella volta lì è la volta in cui lo perde. Ed è solo un errore di valutazione.
Certo, a volte proprio di giocare non si ha voglia, è normale, dopo aver passato una vita a farlo, però non si può stare troppo tempo senza perché si rischia di non ricordare più le regole, e però non si può dire di non saper giocare, non sarebbe vero. Solo si è persa quella malizia, quella capacità di sapere quando rischiare e quando no e di capire l’avversario accumulate in anni e anni di partite consecutive.
E cosi finisce che l’ultimo arrivato al tavolo, quello un po’ smilzo con gli occhialini e i foruncoli, quello che non ci avresti scommesso una cicca, ti batte.
Perché nessuno gioca davvero per passare il tempo, tutti vogliono vincere, alcuni non vogliono perdere, ma non è un bel modo di giocare.
C’è chi gioca da cosi tanto tempo a tutto, soprattutto alla vita, che alla fine non riesce più ad applicare criteri di prudenza a circostanze che li necessiterebbero.
Ma è solo un modo come un altro di affrontare le cose.
C’è poi chi di norma è prudente e solo a volte gioca il suo asso di denari, e quella volta lì è la volta in cui lo perde. Ed è solo un errore di valutazione.
Certo, a volte proprio di giocare non si ha voglia, è normale, dopo aver passato una vita a farlo, però non si può stare troppo tempo senza perché si rischia di non ricordare più le regole, e però non si può dire di non saper giocare, non sarebbe vero. Solo si è persa quella malizia, quella capacità di sapere quando rischiare e quando no e di capire l’avversario accumulate in anni e anni di partite consecutive.
E cosi finisce che l’ultimo arrivato al tavolo, quello un po’ smilzo con gli occhialini e i foruncoli, quello che non ci avresti scommesso una cicca, ti batte.
Ma è comunque un gioco meraviglioso. Si vince e si perde ma si continua a giocare.
L’importante è sempre tornare a giocare.
L'indignazione è rara, quella vera. Ed io odio il carcere [cit.]
E’ molto molto facile essere malinconici d’inverno.
