domenica 27 maggio 2012

la descrizione di un attimo

te ne vai mesto mesto in giro, 
mettiamo in una città mai vista prima. vedi qualcosa che ti piace, 
magari un frame particolare, 
mettiamo l'interno di una chiesa, un dettaglio del rosone con adiacente un dipinto contenente storie di angeli e di gente inginocchiata. non importa poi molto.
la vuoi, è tua. impugni la macchina, alzi le braccia, occhio dentro il mirino e click. 
te la porti a casa.

ora è sera e ti viene voglia di rivederlo quel dettaglio che ti aveva così colpito.
accendi tutto, colleghi. ammiri ma
niente.
quanto ti aveva suscitato poche ore prima si è dissolto e non sai dove sia finito. 
forse la foto non è venuta granché. ma no. la guardi. la riguardi. c'è tutto. 
anche la luce è pressappoco fedele.
e cos'è allora?
cosa manca?
accendi una sigaretta per pensare meglio e difatti avviene il miracolo.
l'illuminazione.
manca l'incenso.
non solo la lieve velatura dell'atmosfera, manca proprio l'odore.

tutto quello che ci circonda viene percepito con tutti i sensi, non solo con la vista. 
quindi 
se togli all'equazione gli altri quattro ti resta un'immagine depauperata.

dev'esserci un modo per completare l'operazione.
deve passare attraverso l'uomo.
all'immagine della scena andrebbe aggiunta un'immagine dell'osservatore che 
vive la scena.

si, deciso. dev'essere così.

ma così le variabili aumenterebbero a dismisura e oltre alla differente percezione dell'immagine che avrebbe un potenziale osservatore della fotografia, si dovrebbe aggiungere anche la differente percezione del particolare odore o suono di chi è immerso nella scena.

diventerebbe una soggettività al quadrato.
e tutto dipenderebbe dall'uomo, solo dall'uomo, da nient'altro che dall'uomo.

e siamo poi sicuri che così renderemmo giustizia alla scena?
forse funzionerebbe solo per le intrusioni eccessive.
un forte odore, un suono improvviso. queste sì, lascerebbero traccia del loro passaggio
ma una lieve musica in sottofondo, o il sopraccitato incenso avrebbero il posto che spetta loro di diritto?
probabilmente no.
forse non c'è modo di far vivere ad un altro soggetto qualcosa che di fatto non ha vissuto.
forse l'esperienza è unica e la narrazione non la può eguagliare.
forse.

aggiungi poi che le immagini arrivano alla fotocamera capovolte. 
il processore poi si fa i suoi calcoli e le rimette dritte come le vogliamo noi.
tu guardi la fotografia scattata e sulla retina si impressiona capovolta.
il cervello poi si fa i suoi calcoli e la rimette dritta come la vuoi tu.

due capovolgimenti per una sola fotografia. e aggiungi variabili.

aggiungi inoltre che i colori non esistono.
che li percepisci dipendentemente da come la luce, 
in quel particolare momento,
 si riflette sulla scena.

vedi un immagine in bianco e nero.
il cervello percepisce la riflessione della luce e colora l'immagine nella tua testa.
la fotocamera imprime un'immagine in bianco e nero.
il processore percepisce la riflessione della luce e colora l'immagine nella memoria.

due gradi di sensibilità cromatica diversa per la stessa fotografia

insomma a voler applicare la buona prassi di fotografare anche l'osservatore della scena oltreché la scena stessa si dovrebbero aggiungere altri due gradi all'esponente della soggettività.

soggettività alla quarta.
e tutto per un cazzo di rosone e di un dipinto e del profumo di incenso.
e il rischio del "telefono senza fili" delle percezioni.


mi sa che sia indispensabile vivere e non si possa demandare il compito.
per capire e per capirsi.

sospesi ancora nell'attimo in cui poteva succedere

giovedì 24 maggio 2012

Quello che...

...vuoi, come lo vuoi ,quando lo vuoi non avverrà mai. UTOPIA.


...vedi negli occhi delle persone è solo un velo retroproiettato del contenuto vero. Il senso dell'immagine è giusto, ma i dettagli sfuggono. anche quando gli occhi, andando verso il naso, scendono verso il basso come le penne caudali dei pappagalli. MISTIFICAZIONE.


...provi quando fai qualcosa di sbagliato o che comunque si oppone alla tua tua etica comportamentale ti intacca dentro. lo odi perché ti instaura il dubbio di non essere abbastanza forte da opporti a far qualcosa che non vuoi per motivi vari ed eventuali. il superio guarda l'io dall'alto verso il basso, come sempre, ma stavolta con biasimo. "ma puoi esser così inadatto?". GIUDIZIO.


...senti verso certe persone in certi momenti ed in certi luoghi ti rimbomba dentro e non c'è mai una legge che stabilisca l'abbattimento del suono. un'eco che si ripete in eterno e se ad un certo punto non lo senti più è solo perché ti sei abituato a quel rumore, come a certi ronzii che d'un tratto diventano silenzio, e solo quando ti distrai tornano ronzii. EMOLEGAMI.


...genera la musica che non senti da tanto tempo e d'un tratto è di nuovo a portata di orecchio è qualcosa che niente e nessuno potrà mai descrivere né eguagliare. E' stranissimo come tu riesca a rispolverare un'intera banca dati sepolta sotto milioni di bit di informazioni, la maggior parte dei quali inutili, quindi meravigliosi, come se fosse stata sempre lì in bella vista. testi che avevi scordato tornano alla memoria meglio del "cantami, o diva, del pelìde achille l'ira funesta" che hai imparato in prima media e mai più scordato. accordi che non conosci ma che sai bene come ti fanno vibrare dentro. ora vibra tutto di nuovo alla stessa frequenza. 3.64 kHz. MEMORIA MUSICALE.






...succede in una sera ti può scivolare addosso e neanche te ne accorgi. oppure si infila in una fessura e penetra e non te ne liberi più. sai come fanno le prime verifiche sulle saldature? no? te lo dico! una spruzzata di rosso discretamente liquido. aspetti che asciughi. una spruzzata di bianco più denso. aspetti che asciughi. il rosso penetra nei buchi, il bianco no. finisci per avere una saldatura con la varicella e sai che c'è qualcosa che non va. se ci pensi bene, ma bene davvero, le cose migliori di tutta una vita possono essere tutte ricondotte ad una sera in particolare e/o a ciò che consegue/deriva/scaturisce da una sera. una soltanto. i puntini rossi. bastano e avanzano. EPISODICITA'.


...cancella tutte le stronzate che ti si depositano addosso durante una giornata è la doccia. ora: o le stronzate sono elementi fisici e ti si appiccicano come manifestini sulla pelle o la doccia è un elemento metafisico che riesce a ripulirti l'anima. fattostà che è comunque una grande invenzione. la doccia. anche se non è gratis. anche se è minuscola. IGIENE.


...pensi quando rileggi quanto appena scritto è che ti senti come danny de vito in big kahuna. lui e il suo fottuto monologo qualunquista e sempliciotto. poi pensi che l'autore del film è stato pagato fior di dollari per aver scritto una cosa del genere e ti sembri un persona un po' migliore. AUTODISTRUZIONESIMO.


...sei per me, è inutile spiegarlo con parole.
con le note proverò, cercando nuovi accordi e nuove scale.











mercoledì 2 maggio 2012

Prostaferesi

la conca fatta con la mano a raccogliere lo shampoo che cola
si incontra con l'altra, fanno pace, si abbracciano e si stringono
si mischiano e si fondono. sono uguali.
si sollevano, si poggiano sui capelli. premono.
affondano. e si esauriscono.

i capelli, rianimati, indipendenti, si appallottolano.
poi si liberano e si ricongiungono. mutande in lavatrice.
prendono shampoo e generano schiuma
che gonfia e spande e cola
dai più lunghi fino a quelli corti, emarginati.

capelli irti, puntigliosi, sinapsi, dialogano con i polpastrelli.
una luce s'accende sotto la cute e cammina veloce.
percorre la mano, il braccio. trafigge il torace. centro perfetto.
capillarità.
attraverso condotti sempre più piccoli la luce sale.
giunge alla sommità del collo. e del colle.
si ferma. irradia.
accende tutto.

occhi spalancati, cristalli bianchi d'un altro occhio
orecchie tese e una voce si erge tra le note
l'odore di una bocca che sa di felce
acqua scivola lungo il viso
e porta alle labbra il sapore del tuo sesso.



Se un sogno si attacca come una colla all'anima
tutto diventa vero, tu invece no!