venerdì 20 luglio 2012

trivialità

strade che ti portano lontano, che ti ci porterebbero se le seguissi
strade che ti portano vicino ma pur sempre lontano


strade che non sanno bene dove portarti ma vogliono che tu le segua
sono sinuose nel loro avanzare incerto
ti attirano verso di loro e ti ritrovi in un loop
un circuito automobilistico diceva ultimo parri


raccontò che c'erano due strade, per tornare a casa, ma solo in una si sentiva il profumo di more, sempre, anche d'inverno. disse che era la più lunga. e che suo padre prendeva sempre quella, anche quando era stanco, anche quand'era vinto.


questa è stata la tua. l'hai percorsa tutta, ti sei lasciata convincere dall'odore. quell'odore è bastato a spingerti avanti anche quando le forze sembrava ti abbandonassero. tu, come un ciuco con appesa davanti una carota irraggiungibile hai avanzato. sei arrivata fino al punto in cui l'odore delle more (o era delle rose?) è solo un vago ricordo e la strada riacquista la linearità che ci si aspetterebbe da lei.


ora ne sei fuori, però. indecisa su quale sia la tua prossima.


lontano è dove sei sempre voluta andare. non sai di preciso lontano dove. lontano e basta.
e non è solo questione di chilometri, è il fascino della sfida che ti tira verso quella strada.



strade strade strade, sempre strade e mai posti. così tanta fretta di andare dove? chissà.



perché vicino è noto. 
perché vicino è semplice.
perché vicino ci puoi sempre andare.
perché vicino, quando puoi andare lontano?


così tanti vicino a spiegare perché lontano.


perché lontano è sogno. vicino è realtà. dicono.

MA


vicino è qui. accanto. la strada è così corta che puoi vederne la fine e quello che senti, si, quello che senti è proprio odore di more. lo stesso di prima, puoi giurarlo. proprio quello che cercavi.


OOPS


nonono, te ne freghi e ti incammini per la strada che porta lontano.
uno. due. tre. passi.
il quarto non viene proprio. ora che hai visto quello che c'è vicino. ora che sai quanto è bello quello che è vicino. ora che quell'odore ti è entrato dentro non puoi più farne a meno. già nel muovere i primi tre passi sapevi che ti saresti fermata, ma ci hai comunque provato; sei testarda e questo si sapeva.
non provi neppure più la minima resistenza perché comunque sai che è l'odore che ti muove. l'odore e poco altro, ma davvero poco.


ritorni sui tuoi passi e adesso contali bene


lontano sarà anche sogno ma vicino è il tuo sogno
e lontano è già lontano e più lontano non può essere
e tu vuoi vivere avvolta dall'odore delle more (e delle rose).




avevo sedici anni. mia madre mi diede un ceffone. poi mi disse una frase che lei, florence, deve imparare a memoria. mi disse: se ami qualcuno che ti ama, non smascherare mai i suoi sogni. il più grande, e illogico, sei tu.





lunedì 2 luglio 2012

ventotto giorni

neppure un mese a pensarci. al massimo un mese monco. 
un fottuto febbraio. uno qualsiasi. o un mese secondo jack.
un utero si sfalda,si dissolve, si ricostituisce e giace rigoglioso in attesa.
una tossicodipendenza. l'alcolismo.


non sono poi tanti, anzi sono tanti per niente.
eppure ne succedono di cose in ventotto giorni, non si possono neppure immaginare tante sono.
succedono. e sono vive e tangibili, hanno vita propria e viaggiano.
..
si incontrano e collimano e diventano un tutt'uno.
un tutt'uno che dura ventotto giorni e poi continua, ma quel che importa davvero è già accaduto.
una circonferenza di raggio tre che racchiude tutto quello che è conosciuto. e anche quello che non lo era, ma una volta penetrato non può più uscirne.


ventotto giorni soli per fare la rivoluzione. per farli esplodere questi cazzo di cannoni; e che sparino palle d'acciaio sul castello di ghiaccio che era la realtà e che ora è solo, lì, sul punto di sciogliersi. ma non l'avrà questa soddisfazione. non l'avrà. perché le cannonate della rivoluzione lo faranno a pezzi molto prima. forse solo poche gocce di fusione toccheranno il suolo, niente più. il resto solo frammenti.


ventotto giorni per dimenticarne trecentosessantacinque. no. questo no. non ce la farebbero. però gli possono dare un senso, questo si che lo possono fare.


ventotto giorni per capire e per stupire. ventotto giorni per decidere e per disordinare.
ventotto giorni per chiedersi dove si fosse prima dei ventotto giorni.
ventotto giorni per rendersi conto che il prima era indispensabile al loro arrivo.
ventotto giorni per capire come usare il punto e virgola; e la virgola, il punto.


ventotto giorni per mettersi in discussione ventotto volte al giorno.
settecentottantaquattro discussioni con se stessi. 
una sola constatazione amichevole e relativo CID.


ventotto giorni per capire che non sarebbe poi niente se non si avesse di fronte l'infinito.
ventotto giorni tutti per me. poi altri ventotto tutti per te.






chi non lo capisce, questo, non capisce nulla - perché dove la vita brucia davvero la morte è un niente - non c'è null'altro contro la morte - solo quello - far bruciare la vita davvero.