mercoledì 28 marzo 2012

Coming back to life

[a.k.a. SMILE! It's Zombie Time]


In ritardo lo so. In fottuto ritardo per la precisione.
Ma proprio non s'è potuto anticipare.
Ed ora ve la dico tutta la storia degli zombie, giuro!


Introduzione
Esistono nell'immaginario letterario e cinematografico diverse tipologie di creature non morte tra cui gli zombies, per l'appunto. Uno zombie altri non è che un essere umano morto e tornato alla vita. I vari filoni letterari e cinematografici hanno presentato le motivazioni più svariate per cui questo fenomeno avvenisse, dal voodoo alla contaminazione batteriologica, da un virus ad una malattia del sistema nervoso centrale. Qualunque fosse la causa dell'insorgere della malattia, i sintomi riscontrabili erano decisamente affini: la vita dopo la morte e la perdita di gran parte delle funzioni vitali, eccezion fatta per la locomozione, la percezione sensoriale e l'appetito. Si può considerare, senza troppo timore di smentita, che il padre di tali creature fosse George Romero il quale, con un budget ridottissimo, diresse e girò il primo zombie movie: Night of the living dead nel 1968, diventato in breve un cult cinematografico.


Svolgimento
A differenza di tanti altri registi e scrittori del settore, il nostro caro Romero si è inventato un modo per comunicare con le persone, utilizzando la sottolingua degli zombies. I suoi films sono degli horror di medio buona qualità presi per quello che sono; guardandoli attentamente però si possono ritrovare svariati sottolivelli di lettura che li rendono film superiori, tanto per parlare come Alex di Everything is illuminated [lunga vita a Eugene Hutz e, soprattutto, a Foer]. Nello specifico ogni singolo film di Romero, almeno quelli del ciclo zombies, rappresenta una sua mirata critica alla società contemporanea americana. Il bello è che è un processo in divenire e si modifica e matura e acquista nuovi spunti di pari passo con lo svilupparsi della cultura americana e dei suoi governanti, soprattutto. Il primo, ad esempio, osteggia fortemente la guerra del Vietnam e il fanatismo che ruota intorno alla militarizzazione e all'armamento. Il secondo, Dawn of the dead, presenta una critica spiccata al consumismo; il terzo, Day of the dead, al governo Reagan. Il quarto, Land of the dead, al governo Bush e ai delicati rapporti collegati all'11 settembre [n.d.r. sarà perché sono vicende a me contemporanee e non lette su qualche libro/sito ma in quest'ultimo impressiona il modo in cui il regista faccia interpretare ai protagonisti della pellicola fatti realmente accaduti e personaggi realmente esistiti, inserendoli nell'eterna guerra zombies-umani; tanto per fare un paio di esempi: il centro della società umana è una torre che i non-morti prendono di mira e il "capo" degli umani è disposto a sacrificare la torre e i suoi simili, in essa contenuti, pur di salvare il suo predominio, mentendo e raggirando il suo stesso esercito].


Conclusioni
C'è un ulteriore elemento che a mio avviso varrebbe la pena di sviluppare: la velocità degli zombie [ce l'abbiamo fatta direte voi, accaniti lettori del Pianeta]!
Il filone di pellicole romeriane presenta degli zombie "senza cervello" che si muovono lentamente ma inesorabilmente. Non sanno correre, saltare, arrampicarsi, utilizzare cose. Vanno solo avanti e avanti e avanti e vogliono mangiare. Non sono mai sazi. Solo nel quarto film iniziano ad organizzarsi ed eleggono anche un capo, ma credo sia solo una licenza poetico/cinematografica.
Altri filoni, quello inglese con Danny Boyle e i suoi 28 days later per esempio, presentano dei non-morti decisamente arzilli, che corrono, che urlano, che si organizzano e appostano.
Irrilevante se preferiate l'uno o l'altro. Per me gli unici zombie sono quelli di Romero ma i gusti sono soggettivi. Il punto è un altro.
Nei film di Romero gli zombies incarnano la massa di persone, prive di spirito decisionale, stupide, motivate solo dai propri bisogni; oltre il livello di lettura superficiale [creature cattive - uomo si difende] e oltre quello più profondo [zombies=massa - esseri umani=individualismo e non-omologazione] si possono trovare ulteriori elementi caratteristici del comportamento dell'uomo.
Gli uomini, nei film, potrebbero tranquillamente scappare anche da ottomila zombies famelici poiché questi non riuscirebbero a rincorrerli. Si muovono al passo, instancabili, vero, ma pur sempre al passo. Eppure a nessuno viene mai in mente di correre a fianco di tutti e fuggire. Non si sa dove ma fuggire. Inoltre quando gli umani vengono attaccati si paralizzano. Potrebbero gestirla in moltissimi modi ma si limitano a bloccarsi e aspettare il sopravanzare della morte e della resurrezione. Beh perché? Perché non reagiscono? Perché non approfittano della lentezza degli zombies per pensare al da farsi?


Beh perché così facciamo noi esseri umani veri, fuori dalla celluloide. Stiamo li a guardare che la nostra vita vada a rotoli, a partire dalla microscala fino ad arrivare alla macro, dalle relazioni interpersonali, ai rapporti tra i vari stati e alla decadenza definitiva della razza. Stiamo li e guardiamo. Qualcuno reagisce ma sono troppo pochi per riuscire anche a salvare chi si paralizza. La maggior parte di noi attende con terrore, ma ipotizzo anche con amaro piacere, il sopraggiungere della disfatta. E' questo il grande scacco che Romero dà ai colleghi. Io adoro Danny Boyle e trovo che 28 days later sia un film stupendo ma gli zombies corrono contro le persone e le persone si possono solo affidare ai propri riflessi, e c'è da considerare che alcuni potrebbero non possederli. Volendo fare un parallelismo con Romero "la massa stupida di Boyle da la possibilità di salvarsi solo a coloro che riescano a vedere molto molto lontano" mentre Romero, forse, denuncia una possibilità di salvezza per tutti, cosa ancora più grave perché nessuno, di fatto, si salva. C'è speranza da parte di Romero nell'umanità, ma c'è anche grande pessimismo verso la contemporaneità.



E' da tempo che mi frulla in testa e in qualche modo dovevo condividerlo. Ora, se vi doveste un giorno trovare di fronte ad uno zombie, non scordatevi di ricordarvi di pensare.
E' sempre e solo l'unica soluzione.


Where were you when I was hurt and I was helpless?

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